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cutro-ignazio-che-tempo-che-faVideo integrale all'interno!
di Francesca Mondin - 3 marzo 2014
Il testimone di giustizia racconta la sua storia a “Che tempo che fa”
Ieri sera, Ignazio Cutrò, ospite di Che tempo che fa, ha raccontato in diretta la sua storia, ripercorrendo i momenti più significativi e difficili, trasmettendo, con la sua caratteristica umiltà e chiarezza cosa significhi essere un testimone di giustizia in terra di mafia. Dal 1999, quando la mafia bruciò la pala meccanica del suo cantiere ad oggi, Cutrò ha ricevuto, tra lettere, minacce e atti incendiari una trentina di intimidazioni. In questi anni ha sempre denunciato e lottato contro la prepotenza mafiosa: "Quando mi bruciarono la pala meccanica, inizialmente mi è caduto il mondo addosso, non ci credevo che fosse stata la mafia perché io non ho mai pagato il pizzo.

Il giorno dopo la cosa che più mi stava a cuore era aggiustare il macchinario anche se - spiega il testimone di giustizia - mi sarebbe costato molto meno comprarlo nuovo, volevo ripararlo per lanciare un messaggio ai mafiosi". "Quando ho finito di aggiustarla, ho caricato la pala sul cartellone e ho fatto il giro della piazza quattro volte, poi sono sceso in piazza e ho detto: "Questa è la pala che mi è stata bruciata, oggi ritorna a lavorare". Lotta che gli è costata sacrifici, come quello di svegliarsi la notte ogni 40 minuti per controllare il cantiere e i macchinari, oppure di dormire nel cantiere stesso, anche rischiando la sua incolumità. Ma “l'odissea della famiglia Cutrò è iniziata nel 2006 - spiega Ignazio - il 23 novembre mi hanno bruciato tre mezzi ed hanno provato a bruciarne anche altri. Ma nello stesso periodo c'è stata una svolta, è arrivato un capitano della compagnia di Camerata che ha cominciato a fare delle indagini.” “Dopo alcuni mesi mi chiamano e mi dicono 'l'abbiamo osservato per moltissimi mesi e lei ci sembra una persona onesta'”. E così inizia la stretta collaborazione con le forze dell'ordine, che ha permesso molti arresti nell' agrigentino. Nel 2011 quindi la famiglia Cutrò entra nel programma speciale di protezione testimoni di giustizia in loco e qui Ignazio si scontra con le contraddizioni che i testimoni, che scelgono di rimanere nella propria terra, vivono quotidianamente. Le garanzie promesse non vengono mantenute e lui si ritrova a fare una doppia lotta, contro la mafia e contro la burocrazia dello Stato: “In Italia c'è uno Stato con due medaglie, c'è lo stato delle forze dell'ordine, della finanza, della magistratura che sono diventate la nostra famiglia, e poi c'è l'altra medaglia che è quella della politica, del dire e del non fare”. Condizione che ha costretto Ignazio a decidere, lo scorso mese, di abbandonare l'Italia perchè non ha più la possibilità economica di garantire un futuro alla famiglia. “La mia più grande sconfitta è che un tempo dicevo 'io quando arrivo a casa ho il coraggio di guardare negli occhi i miei figli perchè ho denunciato, ora è da venti giorni che non riesco più a guardare i miei figli negli occhi perchè quello stato burocratico ha rubato loro il futuro”. Ma ci tiene a ribadire che lui non ha perso, è lo Stato ad aver perso: “Potrei cambiare idea se arrivasse una risposta positiva non solo per la mia famiglia, ma per tutti i testimoni di giustizia in Italia, e che si dica che la famiglia Cutrò sia l'ultima famiglia che ha sofferto per fatti burocratici di testimoni in loco, allora ci ripenserei, altrimenti quella parte dello stato burocratico non merita la famiglia Cutrò”.
“Noi abbiamo vinto in qualunque caso, la cosa che mi rammarica è che per difendere e pretendere i nostri diritti ho dovuto incatenarmi di fronte al Viminale assieme a Franciosi, un altro testimone di giustizia”. Ancora una volta, Ignazio Cutrò con la sua storia, i suoi valori e l'onestà che traspare dal suo racconto ha dimostrato cosa significhi lottare per la giustizia e la legalità. Con la speranza che questa visibilità mediatica, datagli purtroppo solo negli ultimi tempi, apra gli occhi a molte persone e che la politica dia finalmente una risposta concreta ai testimoni di giustizia. Quel che è certo è che se Ignazio andasse via dall'Italia il nostro paese perderebbe un altro siciliano onesto, un altro uomo che non si è abbassato allo strapotere mafioso: “In culo alla mafia”.

VIDEO Che tempo che fa: Ignazio Cutrò - Che tempo che fa 02/03/2014


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