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esercito-terradeifuochidi Savino Percoco - 18 gennaio 2014
Con gravissimo ritardo dalle primissime dichiarazioni di Carmine Schiavone del 1993 e al limite dell’irreversibilità, le problematiche generate dalla terra dei fuochi cominciano ad appassionare l’agenda delle attività istituzionali.
Negli scorsi giorni, il Governo Letta, per voce del Sottosegretario alla difesa, Gioacchino Alfano, ha espresso parere favorevole alle modifiche sull’emendamento presentato da Paolo Russo di Forza Italia e approvato in Commissione Ambiente della Camera.
Il provvedimento prevede l’uso dell’esercito per operazioni di “sicurezza e prevenzione delle attività di criminalità organizzata e ambientale”. Nel dettaglio, i militari saranno impegnati come agenti di pubblica sicurezza tra i territori di Napoli e Caserta, per un contingente massimo di 850 unità militari, più quattro elicotteri, fino al termine del 2014 con eventuale proroga di sei mesi.
“Quasi tutte” unanime le forze politiche presenti in Parlamento, ad eccezione di Lega Nord, secondo il cui parere “i problemi della regione Campania devono essere risolti con i soldi della Regione Campania” e M5S, astenuta per non avallare emendamenti proposti dai deputati locali di Forza Italia. 
L’iter di Montecitorio prosegue anche per la proposta del PD, riguardo il finanziamento di 50 milioni di euro per l’attuazione di controlli sanitari gratuiti per il biennio 2014-2015 ai residenti delle zone a rischio. 
In evidenza anche l’applicazione della normativa europea relativa alla garanzia di qualità dei prodotti agricoli, l’impegno ad una quota dei futuri fondi per la Coesione alle bonifiche e l’utilizzo di beni mobili e/o proventi derivanti dalla gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata campana per la realizzazione di bonifiche e messa in sicurezza dei siti inquinati.
Massimiliano Manfredi (Pd) , rilevando un suo provvedimento, affermava che “È stata cancellata la possibilità di nominare nuovi commissari per la Terra dei fuochi, mentre i due naturali, quello alle bonifiche e quello ai roghi, vengono inseriti nel tavolo tecnico”.
Parziale soddisfazione si riscontra invece, fuori dal Palazzo di Governo, dove movimenti locali e società civile non nascondono lo scetticismo verso la presenza militare nella Terra dei fuochi, a cui preferirebbero risorse per il controllo del territorio, anche con videosorveglianza, da parte delle normali forze dell’ordine.
Dello stesso parere don Patricello: “Non è che questa cosa dell’esercito ci faccia proprio impazzire di gioia. Continuo a credere che sia meglio puntare sul potenziamento della tracciabilità e della videosorveglianza. E poi questi soldati come agiscono, dove vanno? Nelle campagne, sotto i ponti, lungo le strade a fare da intralcio ai cittadini? E con quali poteri? Insomma, questa cosa non ci entusiasma”.
Sullo screening, il sacerdote di Caivano aggiunge: “Non basta lo screening, serve anche l’esame tossicologico, per consentire confronti con altre zone d’Italia”. Pensiero condiviso anche dall’oncologo Antonio Marfella: “Non si possono aumentare gli screening in assenza di indagini biotossicologiche, c’è il timore che i 50 milioni versati una tantum non si inseriscano in un insieme di misure strutturali”.
 
Perplessi anche alcuni sindaci delle terre colpite dai roghi.
Secondo il sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo: “Non è che la presenza dei soldati faccia male ma sarebbe meglio rafforzare i controlli locali piuttosto che schierare i soldati con molta visibilità, ma col rischio che ci sia più apparenza che sostanza”. Continuando: “Roghi e sversamenti avvengono fra la notte e le prime luci del mattino, quando non abbiamo personale da schierare sul territorio per il controllo. Ma dubito che l’esercito agirà di notte. E poi, non ce li vedo i soldati alle prese con multe e sanzioni“.
Ascoltando le parole soddisfatte del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, riguardo il celere raggiunto accordo tra le parti (ripetuto in play back anche da altri esponenti dell’esecutivo Letta), appare altrettanto sorprendente anche la “velocissima” perdita di memoria storica.
Era il 1997, esattamente il 7 ottobre di diciassette anni fa quando la Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta dall’On. Massimo Scalia e composta dall’On. Gianfranco Saraca e Senatori Giovanni Lubrano di Ricco, Roberto Napoli e Giuseppe Specchia ascoltava le deposizioni del pentito Carmine Schiavone. Le sue inquietanti rivelazioni, evidenziano sversamenti nelle terre campane e limitrofe di rifiuti di ogni genere (persino pericoloso e radioattivo), depositato oltre 15 metri di profondità.
Bastavano 500mila lire per smaltire un fusto, e il lavoro era effettuato senza sosta, h24, privo di disturbi e controlli da parte delle forze dell’ordine.
Dunque, il problema era noto agli organi governativi già anni addietro, ma tutto fu insabbiato e secretato. Perché?  Cosa risolve nel concreto l’odierna mobilitazione dell'esercito? Sembrerebbe un’azione propagandista per non apparire troppo silenti all’opinione pubblica, ma con costi onerosissimi. Perché questo intervento non fu disposto tempo fa, quando 410mila camion pendolavano tra Nord e Sud Italia, senza nessun provvedimento di fermo?  Perché si è consentita la contaminazione di migliaia di ettari agrari, lasciando interrare in 20 anni, circa 10milioni di tonnellate di rifiuti tossici? Perché non è stata impedita la bomba chimica di quell’epidemia di tumori che non ha risparmiato neanche bambini? Perché ancora oggi non è vietata la coltivazione di vegetali alimentari sui terreni inquinati? Perché vengono autorizzate costruzioni edilizie su aree che conservano scorie nucleari?
Di cosa si vanta il Governo Letta? 17 lunghissimi anni sono passati girandosi le dita, mentre tutto si aggravava. “Non siete stato voi” direbbe Caparezza!!
Dovrebbero destare scandalo anche le frasi della Lega, anch’essa infetta dal virus del dimenticatoio.
Difatti, secondo le deposizioni di Schiavone,  una società milanese collegata all’ex P2 e Licio Gelli, proprietà di “uno che faceva il costruttore, e che si è dimesso appena” (Paolo Berlusconi ndr) trasportava non solo rifiuti, ma anche grandi cassette di scorie nucleari provenienti dalla Germania.
Sempre secondo il pentito casalese sono prevalentemente del Nord, le aziende ree di questo scempio nel campano e per il solo scopo di risparmio fiscale sullo smaltimento dei rifiuti (evasione).
Allora, dopo aver contaminato terreni, acque, alimenti, ecc. la Lega, che nel frattempo era anche al Governo con Berlusconi, ritiene di non essere responsabile e che tocca ai residenti del posto risolvere questo problema? Ha dimenticato anche la legge europea “chi inquina paga”?
Inoltre è superficiale e demagogico credere che le terre avvelenate possano generare problemi solo in locale, se pensiamo al commercio alimentare, alla radioattività, le piogge acide, ecc che si espandono in tutto il mondo anche attraverso l’atmosfera. 
Forse la risposta è in una frase messa a verbale durante l'ascolto di Schiavone nel ’97 e che gelò non poco i parlamentari presenti: “La mafia e la camorra non potevano esistere se non era lo Stato”.

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