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libera-corteo-cambiaredi Francesca Mondin - 19 marzo 2013
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Firenze, 16 marzo 2013, Fortezza da Basso straripa di gente, ragazzi , bambini e adulti, sono presenti scolaresche, gruppi scout, associazioni di vario tipo. Tutti in attesa che parta il corteo, che inizi la XVIII giornata della memoria e dell’impegno organizzata da Libera per ricordare le 900 e più vittime di mafia.
Si avverte una certa eccitazione nell’aria,  una forte voglia di partecipazione. Ragazzi da tutta Italia sono qui oggi, spinti dal senso civico: “Vogliamo far sentire a tutti che rifiutiamo un mondo corrotto, mafioso, vogliamo manifestare contro quel sistema che ha permesso l’uccisione di tante vittime innocenti. Vogliamo far vedere che qualcosa è cambiato e sta cambiando, siamo convinti che la mafia verrà sconfitta”. Hanno però anche tanti interrogativi e si aspettano di ricevere qualche risposta dalla giornata di oggi, sperano di apprendere cose nuove e di portarsi a casa una maggiore consapevolezza del fenomeno mafioso e del perché è così duro sconfiggerlo.

Un fiume di gente comincia ad invadere le strade di Firenze ed il corteo infinito che ferma la città ricorda a tutti che le vittime di mafia non sono morte invano. Per ricordarle, continuare la loro lotta e stringersi attorno ai familiari, i quali ogni giorno ci insegnano come il dolore va trasformato in impegno, si sono riunite oltre 150 mila persone.
Un chiaro esempio di questo impegno è Giovanna Maggiani Chelli che da quel 27 maggio del 1993 non ha mai smesso di chiedere la verità sulle strage di via dei Georgofili e che dal palco,  dopo aver ringraziato per la consistente partecipazione,  lancia un forte interrogativo che colpisce la coscienza di ognuno.
“Perche siete qui solo dopo 20 anni mentre da soli eravamo a cercare giustizia e verità se non siete stati voi chi vi ha tenuto rinchiusi e ingabbiati?”. Come un domino questa domanda ne fa affiorare molte altre.  Quali poteri hanno cercato di nascondere la verità? E perché? Cosa è successo nel nostro Paese in quegli anni?
Ecco perché ricordare è importante, perché spinge a cercare la vera storia di quel periodo.
Anche questo deve essere il senso della memoria.
“Memoria significa maggiore impegno” dice Don Ciotti, il quale sottolinea il rischio di uccidere una seconda volta le vittime di mafia se la memoria diventa fine a se stessa.
“Mafiosità è anche quando ci leghiamo ad una legalità sostenibile, malleabile, che media tra lecito e illecito”, come i tanti dibattiti e convegni autoreferenziali e le tante passerelle infinite. Al contrario “C’è bisogno invece di cose sobrie, serie e vere, parole e fatti veri“,
troppo spesso infatti, vengono usate parole di legalità e giustizia che non trasformandosi in fatti, vengono svuotate del loro significato.
Continuano a scuotere le parole del prete antimafia che ricorda come la mafiosità possa annidarsi in ognuno di noi quando la coscienza si addormenta o viene addomesticata. “Sono ancora troppe le coscienze addormentate in Italia, troppo spesso si cerca la protezione nel favore del potente di turno invece che nelle leggi”. Così al silenzio, alla delega e rassegnazione vanno contrapposte la dignità, la denuncia,  la proposta e la ricerca.

ciotti-mannoia-bigIl fondatore di Libera si rivolge poi alla politica, alla quale chiede trasparenza, pulizia ma soprattutto di fare in fretta perché c’è bisogno di verità, per troppi anni nascosta. Don Ciotti invita tutti a ribellarsi e a chiedere a gran voce che venga detto tutto sulle stragi che hanno insanguinato la nostra Italia, chiede di togliere i segreti di Stato che impediscono alla giustizia di fare il proprio lavoro.
Inoltre indica come “Gravi e pericolose le parole irresponsabili di chi giudica i magistrati peggio della mafia”. Il riferimento è presto fatto, se pensiamo a chi ha fomentato gli italiani a scendere in piazza contro la magistratura in questi ultimi giorni.
Al tempo stesso il fondatore di Libera salva quella parte di politica impegnata ed onesta presente in Italia ma ancora in grande minoranza. “Basterebbe che un politico mettesse in pratica la Costituzione - dice - e avremmo subito un miglioramento della situazione odierna”.
Poi continua a denunciare quei poteri che hanno permesso alla corruzione di invadere la Istituzioni ed entrare nelle stanze del potere, approvando leggi che indeboliscono gli strumenti di indagine che depotenziano i reati, che non informano e imbavagliano l’informazione concentrando l’attenzione altrove e separando le cause dalle conseguenze. “Si parla della crisi e delle varie manovre per risanarla ma non si parla più di droga, del narcotraffico, del gioco d’azzardo, eppure si sa che grazie a queste, la mafia fattura montagne di denaro illegale”, oltre che rovinare i giovani. E’ manipolando e distorcendo l’informazione che si controlla la gente.
Per questo il presidente di Libera richiama ad una maggiore responsabilità e a ribellarsi, affinché vengano approvate leggi che diano gli strumenti necessari a restituire realmente e presto i beni confiscati alla società civile.

Il cambiamento quindi  deve partire dal basso perché la politica passa ma la mafia no, infatti della mafia se ne parla da secoli, poiché riesce ad infiltrasi ed infettare come la peste tutti gli strati sociali appena viene abbassata la guardia. Quindi non è sufficiente indignarsi, ma bisogna stare sempre sull’attenti, , informarsi, conoscere e ricercare la verità,  “stare uniti, mettere assieme quello che le mafie e i poteri forti vogliono dividere e se necessario occupare anche i tribunali”, evitando di lasciare sole le persone che si fanno carico di questa battaglia su più fronti.
Tra queste, le  varie vittime di mafia, troppo spesso abbandonate e isolate dalle istituzioni ma anche dalla società civile. Ciò  non deve più accadere. Con il loro sacrificio hanno insegnato quanto importante sia lottare ed impegnarsi nelle cose in cui si crede.  Ed è questo il concetto che colpisce maggiormente i bambini e i ragazzi, i quali ammirano il coraggio  di andare fino alla fine,  senza fermarsi nemmeno davanti alla morte. Il coraggio di imboccare la strada giusta anche se in salita, come insegna Don Ciotti. Il coraggio di ribellarsi ad un sistema ingiusto anche quando come nei casi di Peppino Impastato, Lea Garofalo o Rita Atria, per citarne alcuni, e molti altri quel sistema ti immerge e ti circonda. Quando i ragazzi capiscono che questi “personaggi” sono stati lasciati soli per paura, omertà e anche per ignoranza, si arrabbiano e comprendono quanto importante sia la cultura, l’educazione, l’informazione vera.

Acquisiscono maggiore consapevolezza e riconoscono il grosso peso che possono avere nel portare un cambiamento. “Con l’istruzione - dicono - il giovane può conoscere le diverse realtà che lo circondano, le alternative, senza cultura si rimane cechi invece la conoscenza ci permettere di scegliere liberamente”. Ritengono però, che la scuola non faccia abbastanza per questo: “Si parla troppo poco di legalità, di antimafia e di mafia, vorremmo che le Istituzioni e la scuola desse più importanza all’argomento, organizzasse più incontri per far conoscere le varie storie di mafia che fanno parte del nostro passato”.  Rendendosi conto che la loro generazione non è preparata su questi temi, sebbene siano necessari per formare una cittadinanza attiva e consapevole,  sono loro stessi a chiedere di avere a disposizione un ora settimanale per parlare di mafia, di legalità e di diritto. Tante le proposte che devono essere accolte in primo luogo dagli “adulti”, del resto è loro il compito di educare e quindi preservare e stimolare questo forte senso di giustizia.
Perché, dicono i giovani, la mafia sarà sconfitta solo se si riuscirà a cambiare la mentalità delle persone, ad educarle sulla base dei valori che Don Ciotti dal palco trasmette con passione , dando un esempio di azione quotidiana. Valori di onestà, di giustizia, fratellanza, pace ed unione.
La speranza è che grazie anche a questa giornata, e ad altre iniziative di questo tipo possa partire un rinascimento etico e morale spinto dai giovani e dal loro desiderio di giustizia e cambiamento.

In foto: don Luigi Ciotti e Fiorella Mannoia (© F. Mannoia)

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