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tinebra-giovanni-webdi AMDuemila - 14 ottobre 2012
Nei giorni scorsi con una decisione clamorosa il Tar del Lazio ha riaperto la corsa per la nomina di procuratore della Repubblica a Catania, annullando la nomina di Giovanni Salvi, il magistrato romano in carica dal novembre 2011 dopo che aveva superato Gianni Tinebra e l’aggiunto Giuseppe Gennaro. A distanza di un anno infatti si è scoperto che entrambi avrebbero avuto titoli “maggiori” per essere nominati.

A questo si aggiunge un ulteriore episodio che vede tra i protagonisti proprio Tinebra, attuale procuratore generale.
Questi, secondo quanto riportato in un'inchiesta di Report e a indiscrezioni del settimanale L’Espresso, avrebbe cercato di garantirsi nella corsa alla Procura di Catania l’appoggio della Lega Nord all’interno del Csm, in particolare di un membro laico, il professore Ettore Albertoni, chiedendo aiuto a Massimo Ponzellini, il numero uno di Banca Popolare di Milano, attualmente agli arresti domiciliari, accusato con il suo braccio destro, Antonio Cannalire, di aver favorito con finanziamenti facili amici e politici.
Nonostante l'intervento di Ponzellini poi il Csm scelse Salvi ma lo stesso procuratore generale oggi torna a chiarire la propria posizione in merito alla “raccomandazione” forse ricevuta.
“A Ponzellini feci sapere che non ero malato, impedito, impossibilitato a ricoprire un alto incarico, come alcuni volevano fra credere per bloccare la mia candidatura a procuratore. Per mesi dissi a tutti che avevo più titoli, ripetendo ad ogni personalità che non ero malato. Se incontravo un amico, un politico, un medico, un giornalista, un banchiere io cercavo di fare sapere la verità”. In quell'estate 2011, tra l'altro, circolò anche una lettera in cui Tinebra chiedeva di non essere ascoltato proprio per ragioni di salute come testimone a Palermo, al processo contro il generale Mario Mori.
E anche in merito a questo Tinebra precisa : “La richiesta da me fatta per il processo Mori era una istanza di rinvio non di annullamento della testimonianza. Chiedevo solo di ‘soprassedere’, come scrissi, per una temporanea indisposizione. Nessuna contraddizione quindi fra l’aspirazione a un incarico che ritenevo legittimo ricoprire e quella richiesta di rinvio oggi riproposta in modo strumentale per danneggiarmi”.

In foto: Gianni Tinebra

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