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ciancimino-massimo-web0di Silvia Cordella - 17 giugno 2012
Si augura che l’indagine sulla trattativa arrivi presto a processo, senza insabbiamenti da parte di chi potrebbe adottare misure preventive per salvarsi da imbarazzanti coinvolgimenti. È questo l’auspicio di Massimo Ciancimino, secondo un suo sfogo pubblicato su Facebook e sul sito 19 luglio 1992, in merito alle ultime novità che la chiusura dell’inchiesta sul patto stato – mafia del ’92 ha portato alla luce.

Il figlio di don Vito non entra nel merito del dialogo avvenuto lo scorso aprile fra l’ex presidente del Csm Nicola Mancino e il Quirinale ma fa riferimento alla sua testimonianza in Procura, quando nel 2008 ai magistrati di Palermo disse per la prima volta che l’ex ministro degli Interni sarebbe stato uno dei referenti della trattativa avviata dal Ros con suo padre. Un’accusa che gli costò una querela per calunnia da parte del politico negli uffici giudiziari di Palermo e Caltanissetta e che generò a detta del testimone un certo timore a parlare di personaggi istituzionali ancora in carica, causando quella che fu chiamata giornalisticamente “rateizzazione” delle sue dichiarazioni. All’epoca, la preoccupazione avvertita dai suoi legali sarebbe stata quella di mettersi contro un uomo potente e di subire una qualche “interferenza” di Mancino in ambito giudiziario, ritenuto capace di influenzare negativamente il processo in cui era imputato di riciclaggio in relazione all’eredità del padre, pregiudicando quindi la sua figura di testimone alla quale in molti si sarebbero potuti appellare per dar credito alla loro innocenza. Massimo Ciancimino sarà poi condannato per quei fatti ma la perdita della sua immagine avverrà a causa di errori che lo stesso Massimo ammetterà di aver fatto. Il figlio dell’ex sindaco cita infatti la vicenda di Verona e la fuoriuscita delle intercettazioni della Procura di Reggio Calabria fra lui e un commercialista indagato per mafia pubblicate sul Corriere della Sera, che a suo dire sarebbero state fatte uscire in concomitanza con le indiscrezioni in merito alle sue accuse al capo dei servizi segreti Gianni De Gennaro e il signor Franco, per rendere sfavorevole il clima intorno a quella delicata fase dell’inchiesta di Caltanissetta nell’ambito della quale lui stesso rendeva dichiarazioni. Ma proprio quelle su De Gennaro fecero incassare a Ciancimino jr. un’altra querela per diffamazione e questa volta, sempre a suo dire, su interessamento del capo dello stato Giorgio Napolitano. Si verrà a sapere solo successivamente che la lettera consegnata da Ciancimino a riprova dei rapporti fra l’ex collaboratore di Giovanni Falcone e lo 007 implicato nella trattativa, era stata manipolata. Tanto che oggi nell’ambito della trattativa il figlio di don Vito è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia. Lui però reagisce e promette battaglia, “nonostante tutto non mi fermerò, non mi sono fermato allora, non lo farò adesso”. Speriamo solo che adesso Ciancimino faccia il nome del Signor Franco – Carlo.

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