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manca-attilio-webdi Lorenzo Baldo - 8 giugno 2012
“Quella scritta oggi dalla Procura di Viterbo è una delle pagine più tristi della giustizia italiana”. Non ha usato mezzi termini il fratello di Attilio Manca, Gianluca, per commentare la conferenza stampa del procuratore capo di Viterbo, Alberto Pazienti, e del pm Renzo Petroselli, indetta per illustrare gli ultimi sviluppi dell’inchiesta sulla morte del giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto (Me).

La notizia circolava da ieri: la procura di Viterbo ha chiesto l'archiviazione delle posizioni di cinque dei sei indagati nell'ambito del supplemento d'indagini sulla morte di Attilio Manca avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2004. Si tratta di: Angelo Porcino, Ugo Manca, cugino di Attilio, Salvatore Fugazzotto, Andrea Pirri e Lorenzo Mondello, tutti residenti a Barcellona Pozzo di Gotto (Me), paese d'origine del medico in servizio nell'ospedale viterbese di Belcolle. Tra i destinatari del provvedimento non è comparsa invece la romana Monica Mileti. Qualora le richieste del Pm venissero accolte dal gip la Mileti resterebbe quindi l'unica indagata per cessione di droga e morte a seguito di cessione di droga. E soprattutto resterebbe l'unica che potrebbe essere rinviata a giudizio. Ma davvero il mistero della morte di questo ragazzo di 34 anni che amava la vita si può riassumere in un semplice affare di droga? Attilio quindi sarebbe stato uno stimato chirurgo (tra i primi ad operare i tumori alla prostata per via laparoscopica) che di tanto in tanto assumeva droga e che un giorno (più o meno intenzionalmente) si sarebbe iniettato una dose maggiore mescolata ad un potente tranquillante tanto da morirne? Durante la conferenza stampa i due magistrati hanno escluso categoricamente la possibile pista mafiosa circoscrivendo la causa del decesso del dottor Manca all’assunzione volontaria di stupefacenti. Secondo la loro analisi suffragata da un esame tricologico Attilio sarebbe stato una persona che avrebbe assunto droga in precedenza. Ipotesi che è stata negata da alcuni colleghi dello stesso medico barcellonese. Normalmente sul corpo di un uomo che si droga abitualmente sono presenti tracce di iniezioni passate o recenti. Cosa che sul cadavere di Attilio non è stata riscontrata. “Siamo semplicemente indignati dalle pubbliche menzogne dette stamattina – ha commentato Gianluca Manca – . Gli unici segni di iniezione trovati sul corpo di Attilio sono due. Uno dei quali, dice il procuratore capo, è datato. Ma non è vero. Non è scritto neppure nell’autopsia. Stesso discorso per le siringhe. Dire che le impronte non ci sono o non sono rilevabili è la stessa cosa. Se ci sono e sono impercettibili, è segno che qualcuno ha messo dei guanti per prenderle in mano, oppure le ha pulite. Altrimenti Attilio non poteva impugnare la siringa senza lasciare tracce”. Per il fratello del giovane urologo è altamente rilevante che sia stata la Dda di Messina a sollecitare l’indagine su Monica Mileti.  “La Dda ha escluso un coinvolgimento della mafia barcellonese nella morte di Attilio – ha evidenziato Gianluca Manca – , ma non un presunto ruolo di Bernardo Provenzano. Spettava a Viterbo accertarlo, alla luce delle ultime dichiarazioni del ‘messaggero’ del boss e del procuratore Piero Grasso. E poi da dove è stata desunta l’estraneità dei cinque e la responsabilità dell’unica donna coinvolta? A me sembra che maggiori indizi di colpevolezza, semmai, fossero a carico di qualcuno degli altri indagati… se la giustizia è davvero uguale per tutti, sarebbe stato più opportuno rinviare a giudizio anche gli altri, oppure archiviare per tutti. Resta il fatto che dovevano indagare a 360 gradi e non l’hanno fatto”. Parole forti. Che racchiudono tutta l’amarezza e l’indignazione di una famiglia che non può accettare una simile conclusione sulla morte del proprio congiunto. Tra le posizioni archiviate vi sono quelle del cugino di Attilio Manca, Ugo (condannato in primo grado per traffico di droga e assolto in appello) e quella di Angelo Porcino (arrestato per mafia lo scorso giugno), ma per i familiari del giovane urologo non basta un’archiviazione per cancellare il dubbio o la convinzione di un loro possibile coinvolgimento nella morte di Attilio. Così come per quanto riguarda l’eventuale coinvolgimento di Cosa Nostra. L’attuale provvedimento della procura di Viterbo si va a scontrare con l’ipotesi mai chiarita del viaggio in Francia di Attilio Manca (di cui nessun collega era a conoscenza) tra la fine di ottobre e il mese di novembre del 2003. Una trasferta che coincide con il viaggio a Marsiglia di Bernardo Provenzano compiuto durante la sua latitanza per operarsi alla prostata. Per non parlare delle intercettazioni del boss mafioso Francesco Pastoia mentre racconta di un urologo siciliano che avrebbe visitato il capo di Cosa Nostra. Sono solo strane coincidenze? Al momento non è dato a sapere se Attilio Manca sia stato o meno “utilizzato” da Cosa Nostra per visitare realmente Bernardo Provenzano. Ne tantomeno si può sapere se la sua eliminazione possa essere stata decisa successivamente per togliere di mezzo un testimone scomodo. Solo l’eventuale testimonianza di un nuovo collaboratore di giustizia potrebbe sciogliere questo nodo. Al momento però tutto ciò appare molto lontano, confinato nell’ambito di una spasmodica ricerca della verità da parte dei familiari di Attilio, di un indomito avvocato, di qualche politico impegnato e di alcune associazioni antimafia. Dal canto suo l’associazione Rita Atria ha scritto una lettera aperta al ministro della Giustizia affinché  promuova una ispezione presso la Procura della Repubblica di Viterbo “al fine di verificare che qualunque decisione venga posta in essere, sia la risultante di tutti i fatti, gli atti, gli indizi e le prove emerse in questi otto anni,  senza esclusione alcuna”. Al ministro Severino si è rivolto ugualmente il senatore Giuseppe Lumia attraverso un’interrogazione parlamentare nella quale ha chiesto di sapere “se il Ministro in indirizzo ritenga di verificare, mediante un'attività ispettiva, se l'Autorità giudiziaria abbia provveduto a identificare e interrogare i componenti dell'équipe sanitaria che risultò aver provveduto all'intervento chirurgico su Bernardo Provenzano nell'ottobre 2003 e se non si ritenga opportuno verificare le denunciate mancanze e la denunciata superficialità di chi ha effettuato le indagini sulla morte di Attilio Manca, con particolare riferimento alle ultime 30 ore di vita, controllando le sue chiamate o le celle del cellulare, per avere un responso certo del luogo dove si trovava”.

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