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alfano-sonia-presidente-bigdi Umberto Lucentini - 3 giugno 2012
Due intimidazioni in pochi giorni per Sonia Alfano, eurodeputato di Idv e presidente della Commissione Antimafia Europea. Prima una telefonata, in cui un anonimo le faceva il report dei suoi spostamenti fatti poche ore prima. Poi un’altra chiamata al cellulare per la conferma di una prenotazione, da lei mai fatta, per un convegno a Torino sulla vita e la morte secondo la cultura Zen. Quanto basta per mettere in allerta la Alfano e i due poliziotti che da qualche giorno le erano stati assegnati come tutela. I due episodi sono stati segnalati alla Procura antimafia di Palermo, città dove l’eurodeputato vive da anni.

Espisodi oscuri che fanno seguito ad altre minacce, ricevute in passato dalla Alfano anche in modo più diretto, come le frasi che le ha rivolto Totò Riina, il «capo dei capi» di Cosa nostra, durante una visita nel carcere di Opera di Milano fatta il 4 maggio 2010 nell’ambito dell’attività ispettiva sulle condizioni di vita al «carcere duro». Per minacce aggravate, Riina è finito sotto processo dopo un’indagine del procuratore aggiunto Ilda Boccassini; la prima udienza del processo è fissata per il 7 giugno a Milano.
Le due intimidazioni. Dopo aver trascorso un giorno di vacanza a Capo d’Orlando (la Alfano è originaria di Barcellona, il padre era il giornalista Beppe ucciso dalla mafia l’8 gennaio 1993) il presidente della Commissione Antimafia Europea ha ricevuto una telefonata da un numero sconosciuto: lei ha risposto, e una voce maschile anonima le ha fatto il resoconto della sua giornata, spiegando che era stata osservata a distanza prima in spiaggia e poi in tre negozi dove si era recata nel pomeriggio. Infine, l’invito ad occuparsi di altre cose. Due giorni dopo, appena atterrata a Milano, una telefonata sul cellulare: la chiamata arrivava da un centro culturale di Torino. L’addetta alla segreteria informava la Alfano che, come da richiesta, le era stata confermata una prenotazione per un convegno sugli aspetti legati alla cultura Zen e alla percezione della vita e delle morte. E all’eurodeputato che rispondeva di non aver mai fatto alcuna prenotazione, l’addetta ribatteva che il messaggio arrivato in segreteria era chiaro e che il titolare della prenotazione, Sonia Alfano, voleva essere contattata sul cellulare per la conferma. Fatti letti con una certa inquietudine, anche alla luce della ormai vicina udienza del processo a Riina dove la Alfano e un agente penitenziario sono parte lesa. Stando alle indagini che hanno portato al rinvio a giudizio del boss, al momento della notifica di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, il 10 febbraio 2010, Riina disse a un agente penitenziario: «Loro mi vogliono fare morire, a questi li faccio morire io». Poi, il 4 maggio, rivolgendosi alla Alfano in visita nel carcere di Milano Opera, una frase: «Lei lo sa chi sono io, sono Salvatore Riina, sono sempre io...». E, mostrando il pollice verso, un’aggiunta: «Noi detenuti i deputati li fucileremmo tutti, non fanno altro che prendere decisioni negative per noi».

Tratto da: Giornale di Sicilia

Da tutta la redazione di AntimafiaDuemila l'abbraccio e la solidarieta' a Sonia Alfano nell'auspicio che su questi inquietanti episodi si faccia al piu' presto chiarezza.

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