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di AMDuemila - 26 maggio 2012
Torna a mettere mano al Codice delle leggi antmafia il Consiglio dei ministri. In particolare ieri sono state varate alcune norme ad integrazione dello stesso per migliorare l'individuazione dei casi di infiltrazioni mafiose nel mondo delle imprese e degli appalti. Tra le novità l'immediata entrata in vigore delle norme che regolano la documentazione antimafia, non più subordinata al decorso dei due anni dall'emanazione dei regolamenti sul funzionamento della Banca dati nazionale.

Fino alla realizzazione della Banca dati, le Prefetture continueranno ad utilizzare i collegamenti già in uso con i sistemi informatici realizzati sulla base della precedente normativa. Di particolare rilievo anche l'ampliamento dell'area dei controlli (estesi ai membri del collegio sindacale e agli organismi interni di vigilanza sul rispetto dei modelli comportamentali delle imprese) e delle situazioni "indizianti". Ovvero il "catalogo" delle circostanze che permettono di capire la presenza o meno di una infiltrazione mafiosa, che comprenderà anche le reiterate violazioni degli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari derivanti da appalti pubblici.
Inoltre si amplia l'area dei controlli antimafia, estesi anche ai membri del collegio sindacale e degli organismi interni di vigilanza delle imprese. Considerata, inoltre, l'apertura degli appalti pubblici a investitori esteri, per la prima volta si introduce una procedura di controllo «antimafia» sulle società straniere, anche senza sede in Italia. Una procedura già sperimentata per la ricostruzione in Abruzzo e l'Expo 2015. Quanto alla circolazione delle interdittive antimafia, il Dlgs varato dall'Esecutivo estende l'obbligo di comunicazione ad altri soggetti istituzionali interessati, tra cui l'Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, in vista della realizzazione del cosiddetto "rating di impresa", nonché l'Autorità Giudiziaria, titolare del potere di proporre l'adozione di misure di prevenzione.
Altre semplificazioni burocratiche riguardano l'autocertificazione per il rilascio della  documentazione antimafia. In pratica, tale procedimento verrà avviato sulla sola base delle autodichiarazioni rese dall'operatore economico all'amministrazione interessata, che provvederà, a sua volta, a fornire i dati auto dichiarati alla Prefettura competente ad emettere la documentazione antimafia.
Particolarmente soddisfatte per il via libera dell'ultimo Consiglio dei ministri il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri e il Guardasigilli Paola Severino, che in una nota congiunta sottolineano come le nuove norme consentano “di anticipare di oltre due anni l'entrata in vigore della legge. Siamo convinte che siano un importante strumento in più nella lotta contro la mafia e contro la criminalità organizzata”. Ma non mancano le critiche, in particolare da parte della Cgil che si dice convinta che le modifiche introdotte non bastino a contrastare le infiltrazioni mafiose.
“La decisione del Consiglio dei ministri di oggi di intervenire sul codice antimafia – ha spiegato Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil - è una conferma del nostro giudizio sul decreto legislativo 159/10 che si conferma essere un'occasione mancata”. “Il codice va modificato in molte sue parti – ha aggiunto - leggeremo le modifiche introdotte sia sulla disciplina della documentazione antimafia, sia sull'assistenza legale dell'Avvocatura dello Stato nelle controversie relative ai beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata”. Del resto di “occasione mancata” riguardo al codice antimafia si era parlato già alla fine della scorsa estate e più volte è stato ribadito da diversi addetti ai lavori. Roberto Scarpinato, Procuratore Generale presso la Corte d'appello di Caltanissetta lo scorso novembre aveva detto: “Mancano delle cose che sono essenziali, quindi, più realisticamente si potrebbe dire che questa è una legge che ha introdotto alcune novità. Ma veicolare all'opinione pubblica l'idea che è stata data alla magistratura e alle forze di polizia una sorta di arma risolutiva contro le mafie ne corre; c'è il pericolo di creare una aspettativa che rischia di andare delusa. Questo nuovo 'Codice antimafia è stato chiamato 'Piano straordinario contro le mafie'. In realtà quello che io trovo straordinario sono le cose che mancano, che sono tante e troppe. Mancano le norme sull'autoriciclaggio, manca una modifica del reato di scambio elettorale-politico-mafioso, mancano dei nuovi tipi di confische penali che sono state previste dell'Unione Europea, manca un potenziamento degli strumenti di indagine per le misure di prevenzione. Le contromisure sono state indicate da tantissimo tempo da tutti gli specialisti del settore, proposte che sono rimaste purtroppo lettera morta. Sembra proprio che il legislatore da quest'orecchio non ci voglia sentire”.

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