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adieu-web0Una targa anche ad ANTIMAFIADuemila
di AMDuemila - 24 maggio 2012
Palermo. A margine di un incontro molto partecipato con gli studenti di alcuni istituti superiori palermitani l’Assessore alla legalità della provincia di Palermo, Pietro Longi, ha assegnato una targa per ricordare e ringraziare del lavoro svolto in questi anni al procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi “per avere vissuto all’interno della magistratura un percorso che lo ha visto ricoprire una prestigiosa funzione legata alla lotta alla criminalità organizzata”, al regista palermitano Alberto Castiglione "per avere, con la propria arte, contribuito a rinnovare le coscienze, coniugando sensibilità, conoscenze e saperi, in un continuo impegno sociale per una cultura della legalità" e al vicedirettore di Antimafia Duemila Lorenzo Baldo “per la sua attività rivolta ad un’informazione chiara e coraggiosa sul fenomeno mafioso e per il suo impegno sociale e civile”.

La consegna è avvenuta il 21 maggio al Teatro Dante, a Palermo, in occasione della presentazione del film-documentario “Adieu” del regista palermitano Alberto Castiglione, già autore di lavori importanti come quello sulla morte del giornalista Mauro Rostagno e sulla vita del sociologo triestino Danilo Dolci. Con la proiezione di “Adieu” ha preso così il via la lunga rassegna di manifestazioni predisposte per il ventennale delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio.
Un minuto di silenzio, molto toccante, ha preceduto l’inizio dei lavori. In piedi, più di 400 ragazzi, si sono raccolti per un minuto a ricordare Melissa, la sedicenne rimasta uccisa nell’attentato di Brindisi e a dire no alla violenza.
Nel film Alberto Castiglione ripercorre i venti anni trascorsi dalle stragi del 1992. Da quel tragico anno in cui morirono Falcone e Borsellino e le loro scorte. Sono già passati quasi 20 anni e la domanda di fondo del film è: ”siamo sicuri di aver sconfitto la mafia e che tanto sangue versato sia davvero servito a qualcosa?”. Domanda a cui hanno risposto, ognuno a modo proprio, la fotografa Letizia Battaglia, palermitana, una delle fotografe italiane più apprezzate e riconosciute a livello internazionale, che con i propri scatti ha documentato 30 anni di “guerra civile”, e Vittorio Teresi, magistrato di punta a Palermo, della Direzione Distrettuale Antimafia, allievo di Paolo Borsellino. La domanda ha fatto da filo conduttore nel corso del dibattito, moderato dal giornalista Lorenzo Baldo, alla presenza del regista e del procuratore Teresi. E’ stato il magistrato, in particolare, a lanciare un messaggio di speranza davanti ad un pubblico molto, molto attento: “Il senso della vostra presenza qui“ ha spiegato il procuratore rivolgendosi ai ragazzi in sala “è uno degli elementi che mi fa dire: ‘Forse non sono morti invano”. Una presenza che vi rende “sempre più protagonisti della storia, in quanto oggi più forte per voi è il dovere di esserci, di mostrare che siete studenti di uno stato vivo”. Ma per fare questo “vi dovete informare”, perché “la conoscenza e la cultura sono l’unica arma contro la mafia”. E’ vero, ha detto Albero Castiglione se siamo qui a parlare di mafia è perché “lo Stato questa guerra non l’ha ancora vinta”. Una convinzione, la sua, che traspare anche nel lungometraggio. “Se si fosse fatto di tutto non ci sarebbe stata l’esigenza di raccontare e denunciare certi fatti”. Affermazioni che hanno trovato concorde anche il magistrato palermitano che ricostruendo quegli anni per esperienza diretta (dalle indagini giudiziarie ndr) ha ribadito: “Fino ad oggi non c’è stata una volontà comune e determinata di sconfiggere la mafia perché non sono state fatte alcune cose che servivano per mettere la parola fine”. Infatti dopo il 1993 “il fronte giudiziario del contrasto alla mafia conobbe un periodo forte e professionalmente avanzato. C’era una vicinanza sociale e una condivisione dei valori con la maggioranza dei cittadini. E da lì vennero forti le risposte. Si moltiplicarono le collaborazioni, e riuscimmo a costruire finalmente prove giudiziarie che riguardavano gli intrecci tra mafia e politica. Si alzò il tiro verso la politica, ma non solo, anche verso quelle categorie altre che avevano a  che fare con l’economia, il commercio, e le grandi banche”. Poi “quando abbiamo toccato i fili degli intrecci mafiosi con le classi dirigenti abbiamo assistito man mano al consenso che scemava”. Così “ci siamo ritrovati una mafia forte, che non ammazzava più perché non aveva più bisogno per raggiungere i propri vantaggi. L’aveva questo già ottenuto probabilmente  a seguito di una nefasta trattativa che veniva tessuta tra una parte delle istituzioni e la mafia”. Poi proseguendo nel suo intervento il magistrato ha tenuto a evidenziare: “Tutti coloro che hanno avuto un ruolo importante in quel periodo (intendendo il dopo stragi ndr) hanno continuato con grande convinzione e rabbia a cercare di mettere in pratica, dal punto di vista giudiziario, gli insegnamenti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per arrivare alla verità ad ogni costo”.
Applauditissimo, il racconto del magistrato ha rappresentato uno straordinario momento di testimonianza vera, dura, ma significativa; un pezzo di storia che rimarrà nella memoria di tutti questi ragazzi.

Trailer film fb06.uni-mainz.de
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