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Nel mirino degli inquirenti: estorsioni, narcotraffico e violenze per il controllo armato delle piazze di spaccio

Un’importante operazione antimafia è scattata alle prime luci dell’alba a Roma contro una struttura criminale ritenuta vicina al clan camorristico dei Clan Senese. L’esito del blitz, a poche ore dal suo inizio, è particolarmente rilevante: diciotto persone sono finite in manette, di cui sedici in carcere e due agli arresti domiciliari. L’organizzazione non si sarebbe limitata allo spaccio di droga, ma avrebbe imposto il proprio potere anche attraverso sequestri, pestaggi, tentati omicidi e presunte influenze all’interno del carcere di Rebibbia.
L’accusa principale riguarda infatti il traffico di droga, ma il quadro contestato è molto più ampio: estorsioni, riciclaggio, porto illegale di armi, sequestri di persona e tentati omicidi, diversi dei quali aggravati dal metodo mafioso.

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L’intervento è stato particolarmente incisivo, con i blindati dei carabinieri affiancati dal GIS, il Gruppo di Intervento Speciale, reparto d’élite specializzato in operazioni antiterrorismo. In alcuni casi, le teste di cuoio hanno dovuto far esplodere alcune porte per accedere a villette dove si sarebbero potuti nascondere uomini armati pronti a reagire.
La determinazione con cui è stata condotta l’operazione antimafia non sarebbe affatto casuale. Secondo gli investigatori, l’organizzazione avrebbe gestito enormi traffici di droga con regole rigidissime e metodi spesso violenti, dove chi “sbaglia paga”. Un intermediario accusato di aver sottratto 200 mila euro destinati all’acquisto di stupefacenti avrebbe provocato una reazione particolarmente brutale: il gruppo avrebbe rapito il padre dell’uomo, sequestrandolo in una casa isolata tra Abruzzo e Lazio e costringendolo, con una pistola puntata alla testa, a inviare messaggi al figlio per convincerlo a restituire il denaro.


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In un altro episodio, invece, uno spacciatore che avrebbe dovuto restituire 35 mila euro sarebbe stato trascinato in una chiesa abbandonata e picchiato violentemente. Un terzo caso riguarda un intermediario attivo in Spagna, che sarebbe stato minacciato di morte dopo la sparizione di un carico di droga.
Uno dei fronti più delicati riguarderebbe il controllo delle piazze di spaccio nell’area del Tuscolano. Gli investigatori, come riportato da “Fanpage.it”, hanno ricostruito due tentati omicidi avvenuti tra novembre e dicembre 2025. Si tratta di un 28enne ferito e abbandonato davanti al Policlinico Casilino e un 19enne gambizzato in via Calpurnio Pisone. Uno scontro tra bande per il controllo del territorio, poi degenerato con il presunto reclutamento di un killer, nascosto insieme ad altri uomini armati in una villetta a Ciampino.

Foto © Imagoeconomica

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