Secondo episodio in un mese. I volontari: “Non ci fermeremo”. ANPI: “Serve una risposta corale”
Un incendio doloso è stato appiccato pochi giorni fa nella sede di Libera che si trova a Boscotrecase, in provincia di Napoli. Un raid che suona come un messaggio intimidatorio chiaro, nel cuore di un territorio da anni flagellato dalla presenza della Camorra.
Le fiamme, che hanno colpito l’ex stazione della Circumvesuviana, trasformata negli ultimi mesi in un presidio sociale, hanno colpito anche uno dei luoghi diventati avamposto di iniziative sociali e incontri. Dopo il raid incendiario, sono rimasti solo “documenti e sedie bruciati”. Purtroppo non è nemmeno il primo episodio: appena un mese fa, la stessa sede era già stata presa di mira. I volontari sono andati dritti al punto e, sui canali social, hanno commentato l’accaduto definendolo “un grave atto intimidatorio”, “un messaggio chiaro e inquietante rivolto a chi ogni giorno sceglie di stare dalla parte della legalità”.
Il contesto, del resto, non è neutro. L’area tra Boscotrecase e Boscoreale è da molto tempo un territorio segnato da una profonda presenza criminale. È proprio in queste zone che la DIA (Direzione Investigativa Antimafia) ha più volte segnalato, nelle sue relazioni, la presenza di pericolose consorterie criminali dedite a estorsioni e traffico di stupefacenti, con droghe importate anche attraverso rotte internazionali, in particolare da Colombia, Spagna e Paesi Bassi.
Ad ogni modo, tornando al raid che ha colpito la sede di Libera a Boscotrecase, il referente locale Sergio D’Alessio ha commentato l’accaduto senza giri di parole: “L’incendio doloso non ci fermerà”. Anche il Comune prova a tenere il punto, con il sindaco Pietro Carotenuto che ha ricordato che quella struttura è stata scelta e sostenuta proprio per diventare uno spazio aperto alle associazioni. “Un luogo di aggregazione”, non un bersaglio.
A condannare fermamente il raid è stata anche l’ANPI “Maria Penna e Rocco Caraviello” di Torre Annunziata, Boscotrecase, Boscoreale e Trecase. Lo ha fatto attraverso un comunicato condiviso via social, parlando espressamente di “ennesimo, intollerabile atto vandalico e incendiario” e chiarendo che non è possibile ridurlo a semplice vandalismo. “Siamo di fronte a un fatto di enorme gravità - ha precisato l’ANPI - sul quale esigiamo venga fatta immediatamente piena luce”. E ancora: “Colpire un presidio dedicato alla legalità significa sfregiare un presidio di democrazia, partecipazione, civiltà e riscatto sociale. Come ANPI, non ci limitiamo a condannare fermamente l’accaduto, ma chiediamo una reazione forte e corale. Auspichiamo una mobilitazione immediata da parte di tutte le associazioni, delle istituzioni locali e dell’intera società civile per fare scudo a difesa di questo importantissimo presidio di civiltà”.
