Il 2025 è stato l’anno più letale per i giornalisti con 128 assassinati. Il Papa: “Libertà di stampa è un diritto troppo spesso violato”
La libertà di stampa è ai livelli più bassi degli ultimi decenni. Non è solo un problema dei regimi autoritari. Anche nelle democrazie, lentamente, si sta erodendo. Il dato è emerso con estrema chiarezza ieri, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa dell’UNESCO, a partire dalle parole di Papa Leone XIV: “La libertà di stampa è un diritto troppo spesso violato, a volte in modo flagrante, a volte nascosto. Ricordiamo i numerosi giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza”. Di fatti, nel 2025, sono 128 i giornalisti assassinati, la maggior parte di questi in Palestina per mano di Israele. Ogni attacco a un professionista dei media è un attacco volto a mettere a tacere una notizia che ha lo scopo di informare i cittadini", era stato il segretario generale della Federazione Internazionale dei giornalisti Anthony Bellanger a lanciare l'allarme sulla “deplorevole” situazione nel mondo. Il diritto internazionale è chiaro: i giornalisti devono essere protetti in ogni momento. Devono poter svolgere il proprio lavoro liberamente, senza indebite interferenze, senza timore di violenze, molestie, intimidazioni, persecuzioni o espulsioni. Ciò è particolarmente importante nelle zone di conflitto, dove i giornalisti fanno luce sulle realtà della guerra, comprese le atrocità e i potenziali crimini di guerra”, ha dichiarato l'Alto rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas. "Il 2025 - ha ricordato - è stato l'anno più letale mai registrato per i giornalisti in tutto il mondo. L'uccisione di giornalisti e professionisti dei media - come abbiamo visto nella guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina e negli attuali conflitti in Medio Oriente, recentemente a Gaza e in Libano, nonché in Africa - dovrebbe essere oggetto di indagini approfondite e i responsabili devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni", sottolinea Kallas, aggiungendo: “Inoltre, il diritto all'informazione è sempre più minacciato. Le intimidazioni - sia online che offline - insieme alle cause legali strategiche contro la partecipazione pubblica rischiano di favorire un atteggiamento di autocensura tra i giornalisti”. Su questo aspetto la situazione della libertà dei cronisti in Italia è sensibilmente peggiorata. Il nostro paese secondo l’ultimo rapporto di Reporters sans frontières, l’Italia è scesa al 56° posto su 180 Paesi, perdendo sette posizioni in un solo anno. Un dato pesante, che conferma un trend negativo cominciato già da alcuni anni. Nel 2024 l’Italia era al 46° posto; nel 2025 al 49° posto; nel 2026 al 56° posto. Stiamo perdendo posizioni anno dopo anno.
Rispetto all’Europa occidentale, l’Italia risulta tra i Paesi peggiori dell’area, lontana da modelli come Norvegia, Germania o Francia. Il 56° posto nel mondo è un dato che colloca il nostro paese tra i più deboli dell’Europa occidentale sul fronte della libertà di informazione.
Le criticità sono strutturali: intimidazioni ai giornalisti, querele temerarie usate come clava, condizionamenti politici e, in alcune aree, le azioni della criminalità organizzata. A questo si aggiunge la crisi economica dell’editoria: calo delle vendite, pubblicità drenata dalle piattaforme digitali, precarietà crescente. E poi i governi continuano a tagliare gli aiuti alla libera informazione, strangolando la libertà di stampa.
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