Per quattro anni Nicole Minetti non è stata sottoposta ad alcun controllo effettivo. Dall’unificazione delle sue condanne nel 2022 fino alla grazia concessa lo scorso febbraio, ha potuto muoversi liberamente, viaggiare e gestire la propria vita senza dover ancora affrontare l’affidamento ai servizi sociali, misura che avrebbe comportato anche il ritiro del passaporto. Eppure, già nel 2020, a Maldonado, durante le fasi legate all’adozione del minore gravemente malato che le è poi valsa la grazia, non erano mancate opposizioni: “Con quei precedenti non meritava l’affido”. A pronunciarsi era stato il dirigente della divisione adozioni dell’Instituto del Niño y Adolescente dell’Uruguay (Inau), successivamente trasferito, sei giorni dopo la rivelazione della grazia, con l’accusa di aver gestito male gli affidi per anni.
L’assenza di vigilanza emerge anche dalle parole di Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che chiarisce come la questione non sia affatto marginale o meramente tecnica, soprattutto considerando che la grazia concessa nel 2026 si fonda sull’idea che la condannata abbia nel frattempo “cambiato vita”. Quando nel 2022 viene stabilito il cumulo delle pene, pari a 3 anni e 11 mesi tra favoreggiamento della prostituzione e peculato, la difesa di Minetti chiede l’affidamento ai servizi sociali. Tuttavia, l’udienza per definire l’esecuzione della pena alternativa viene fissata solo per il 3 dicembre 2025.
Quella stessa udienza viene poi rinviata dal Tribunale per acquisire ulteriori elementi a sostegno della richiesta della difesa. Si terrà comunque “a breve”, ma ormai con un esito sostanzialmente formale: una presa d’atto dell’estinzione della pena dovuta alla grazia, che porterà con ogni probabilità a un “non luogo a deliberare”. Nel frattempo, le “risposte entro 24 ore” annunciate dal ministero della Giustizia il 27 aprile, in seguito alla richiesta di chiarimenti da parte del Quirinale, non sono mai arrivate. Né appare realistico che le indagini avviate dalla Procura generale della Corte d’Appello possano produrre in tempi utili elementi tali da modificare il quadro e avviare un procedimento di revoca, ipotesi che non ha precedenti.
Un ulteriore elemento riguarda il fatto che il Tribunale di Sorveglianza non fosse neppure a conoscenza dell’istanza di grazia. Come spiegato da Bortolato, la competenza riguarda esclusivamente i detenuti, non i soggetti liberi con pena sospesa, come nel caso di Minetti. Anche il procuratore Gaetano Brusa ha richiesto il fascicolo solo successivamente, trovandovi poche informazioni rilevanti.
Le novità più significative emergono invece dall’Uruguay, dove il caso dell’adozione presenta aspetti controversi. Contrariamente a quanto sostenuto nell’istanza di grazia — secondo cui il bambino malato non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere adottato — esisteva una coppia di Maldonado, descritta come “incensurata”, che aveva avviato il percorso di adozione prima della coppia italiana. Dopo due anni, la procedura si era conclusa con la comunicazione che un’altra coppia era subentrata.
Da qui nascono due questioni. La prima riguarda l’opposizione del dirigente Darío Moreira, che aveva ritenuto incompatibile la candidatura di Minetti a causa della condanna per favoreggiamento della prostituzione. Gli avvocati Santiago Martínez e Lucía Lorente avevano però sostenuto che tale reato non dovesse essere considerato rilevante in Uruguay, dove la prostituzione è legale. Un’argomentazione che tuttavia non tiene conto del fatto che il reato contestato fosse il favoreggiamento, e non l’attività in sé. Moreira è stato poi trasferito il 17 aprile, pochi giorni dopo l’emersione pubblica della vicenda.
La seconda questione riguarda la coppia uruguaiana esclusa. Secondo Valeria Caraballo, direttrice del dipartimento competente, sull’uomo pendeva una denuncia per violenza domestica da parte di un’ex compagna, non presente nel fascicolo e priva di sviluppi successivi presso il Ministero dell’Interno. Tuttavia, lo stesso uomo aveva prodotto un certificato di buona condotta risultando incensurato, tanto da essere autorizzato per quasi tre anni a prendersi cura del bambino.
Sul caso è intervenuto anche Pablo Abdala, già presidente dell’Inau dal 2020 al 2025 e oggi deputato, vicino all’ex presidente Luis Lacalle Pou. Entrambi risultano legati a Giuseppe Cipriani e frequentatori della sua tenuta Gin Tonic a La Barra. Proprio in quel periodo si colloca la decisione di escludere la coppia uruguaiana a favore di quella italiana. Abdala ha dichiarato: “L’adozione da parte della coppia Minetti-Cipriani è stata condotta con successo. E nel rispetto della legge”. Aggiungendo: “Questo era un bambino che non sarebbe stato adottato, che era praticamente, per così dire, condannato a crescere e vivere per sempre in una casa dell’Inau”.
Una ricostruzione che appare smentita dai fatti, in particolare dall’esistenza della coppia uruguaiana precedente. Nell’istanza presentata dalla difesa di Minetti alle autorità giudiziarie e al Quirinale, infatti, non solo non si fa menzione di questa circostanza, ma si sostiene esplicitamente il contrario: “… a causa della patologia di cui è portatore […] aveva pochissime possibilità di essere adottato.” E ancora “… non era nemmeno inserito nella lista ufficiale e l’unica possibilità per lui era un’adozione speciale, da parte di una famiglia disposta ad accettare consapevolmente tutte le sue fragilità.” Una versione oggi messa in discussione dalla testimonianza della coppia uruguaiana esclusa.
Foto © Imagoeconomica
Fonte: Il Fatto Quotidiano
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