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Nel corso della trasmissione Otto e mezzo su La7, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio è intervenuto in un confronto acceso con l’europarlamentare di Forza Italia Letizia Moratti, rispondendo alle sue posizioni sulla linea del governo Meloni riguardo al sostegno militare all’Ucraina. Travaglio ha poi esteso la critica al doppio standard dell’esecutivo su questioni internazionali, prima di concentrare l’affondo più severo sulla figura del vicepremier Antonio Tajani e sul controllo esercitato sui vertici di Forza Italia. Parlando del conflitto in corso, il giornalista ha contestato il “mantra ‘c’è un aggressore e un aggredito’” rievocato in studio. Ha sottolineato che a Gaza esiste un aggressore attivo da tre anni che ha provocato la morte di 75mila persone, delle quali l’83% civili, registrando il più alto tasso di vittime civili in un contesto bellico. Al contrario, in Ucraina – dove si combatte una vera guerra tra due eserciti armati fino ai denti – si registra il più basso tasso di vittime civili. Travaglio ha fornito dati precisi: “20 pacchetti di sanzioni alla Russia, 0 pacchetti di sanzioni a Israele”. 

Successivamente, il direttore del Fatto Quotidiano ha messo in evidenza l’atteggiamento tenuto dall’Italia in sede europea. Ha chiesto retoricamente se qualcuno avesse mai visto “quella ameba del nostro ministro degli Esteri e la nostra presidente del Consiglio battersi in Unione Europea per sanzionare Israele”. Ha ricordato di averli visti invece opporsi a qualsiasi misura, persino quando il premier spagnolo Sanchez e pochi altri tentavano di introdurre “qualche minuscola sanzione”. Travaglio ha aggiunto che l’Italia si è astenuta anche su un provvedimento puramente simbolico come il riconoscimento dello Stato palestinese: una posizione che dieci anni fa la stessa Meloni definiva urgentissima e che oggi considera prematura. Il passaggio più tagliente è arrivato però collegando la politica estera al recente vertice avvenuto a Cologno Monzese. Giovedì scorso, infatti, Antonio Tajani è stato convocato negli uffici Mediaset da Marina e Pier Silvio Berlusconi. L’incontro si è protratto per circa quattro ore e, secondo Travaglio, i due eredi avrebbero esercitato forti pressioni sul ministro riguardo a nomine interne di partito, tra cui la sostituzione del capogruppo al Senato, decisione che si è concretizzata puntualmente ieri. 

Per Marco Travaglio quella riunione rappresenta una scena semplicemente indecente: “probabilmente verrebbe considerata scandalosa anche in Corea del Nord”. Il direttore ha descritto così l’episodio: “Voi immaginate i padroni del più grande polo editoriale e televisivo di un paese, imprenditori privati che manco fanno il gesto di candidarsi e di prendere dei voti, che convocano nella loro azienda a Cologno Monzese il ministro degli Esteri, vicepremier e leader di uno dei tre partiti della maggioranza – continua – Lo tengono sequestrato per quattro ore, e gli fanno un mazzo così. Gli dicono che il congresso del suo partito se lo scorda e che dopo avergli fatto saltare il capogruppo alla Camera adesso deve saltare anche quello al Senato, che è puntualmente saltato ieri. E nessuno trova questa scena da quarto o quinto mondo scandalosa e indecente. Roba che non esiste in una democrazia liberale, altro che liberal-democrazia”. Travaglio ha concluso il suo intervento con una domanda retorica: “Ma vi sembra normale che ci sia un partito eterodiretto da un’azienda televisiva? Ma questo è peggio di quando c’era Berlusconi, perché almeno metteva i soldi ma poi si candidava e prendeva dei voti: nonostante il suo conflitto di interesse, almeno era un soggetto legittimato a fare politica. Questi due signori, figli di Berlusconi, chi rappresentano?”. 

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