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Le rivelazioni emerse dall’inchiesta Hydra della Direzione distrettuale antimafia di Milano continuano a creare forte imbarazzo nel centrodestra al governo. Al centro dell’attenzione finisce ancora una volta Gioacchino Amico, indicato dagli inquirenti come presunto referente del clan Senese in Lombardia e ora tra gli imputati collaboratori di giustizia nel procedimento in corso nel capoluogo lombardo. 
Secondo quanto riportato in un’informativa agli atti, il 16 giugno 2020 Amico confidava a Raimondo Orlando, anch’egli coinvolto nell’indagine, di essere in possesso della tessera di Fratelli d’Italia. Nello stesso contesto, l’uomo raccontava di aver discusso con Orlando, qualche settimana prima, dell’ipotesi di presentare un “listone” alle elezioni comunali di Canicattì, il comune siciliano dove era nato e dove ricopriva il ruolo di coordinatore di Movimento Fare, formazione fondata dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi.
Nelle conversazioni intercettate emergerebbe anche l’intenzione di stringere un apparentamento con Fratelli d’Italia per ottenere un assessorato. In particolare, Orlando affermava testualmente: “Mi ascolti? che succede.. automaticamente, andiamo a fare noi altri l’apparentamento, lo facciamo noi altri con il Sindaco.. Fratelli d’Italia.. capisci? e ci becchiamo l’assessorato”.
Dalle stesse intercettazioni risulterebbero inoltre rapporti tra Amico e due parlamentari di Fratelli d’Italia: la deputata e sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti e la senatrice Carmela Ella Bucalo, componente della commissione cultura di Palazzo Madama e vice responsabile del Dipartimento Istruzione del partito guidato da Giorgia Meloni. Entrambe non figurano tra gli indagati.
Amico avrebbe intrattenuto contatti anche con loro strette collaboratrici e assistenti a Roma.
A una di queste, sei anni fa, aveva manifestato l’intenzione di candidarsi come sindaco a Busto Garolfo, in provincia di Milano, chiedendo al tempo stesso “di reperire qualche ‘contatto’ fra i deputati del Pd o del Movimento 5 Stelle, con amicizie nell’azienda partenopea Asia Napoli s.p.a incaricata della gestione dei rifiuti e dell’espletamento dei servizi di nettezza urbana” del capoluogo campano. Tutte parole che, naturalmente, devono ancora essere passate al vaglio del dibattimento e dei giudici.

Il selfie con Giorgia Meloni

La figura di Amico è tornata prepotentemente alla ribalta delle cronache per via di un selfie scattato nel 2019 insieme all’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante una convention di Fratelli d’Italia a Milano. Quella fotografia, però, non compare tra gli atti del procedimento Hydra. Dopo la diffusione pubblica dell’immagine, sono state effettuate nuove verifiche che hanno confermato l’assenza della foto dal fascicolo. I pubblici ministeri non escludono di disporre ulteriori accertamenti per escludere che si tratti di un possibile fotomontaggio.
Le dichiarazioni di Gioacchino Amico rappresentano comunque un problema politico non indifferente per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Si tratta di affermazioni che gli inquirenti devono ancora verificare in modo approfondito e che, fino a sentenza definitiva, restano suscettibili di ritrattazione o smentita. Tra i presunti contatti citati da Amico figurerebbero, come riportato dal ‘Fatto’, anche i nomi dei sottosegretari Nicola Molteni (Lega) e Giorgio Mulè (Forza Italia), nonché degli ex ministri Renato Brunetta e Angelino Alfano. Nessuno di loro risulta indagato.
Ulteriori elementi riguarderebbero incontri a Roma con le deputate di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti e Carmela Bucalo, il tentativo di avvicinare l’ex ministra Daniela Santanchè e i rapporti con l’ex consigliera regionale della Lega Monica Rizzi. Proprio per quest’ultima, nel 2019, Amico si sarebbe occupato di organizzare inviti a personalità politiche, tra cui l’allora europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, in occasione del lancio del movimento Grande Nord, dal quale lo stesso Amico prese poi le distanze.
In casa Fratelli d’Italia è scattata immediatamente una verifica interna per capire chi possa aver consentito l’accesso di Amico negli ambienti del partito. La linea ufficiale dei vertici è netta: nessuno sostiene di conoscerlo o di averlo mai visto a Montecitorio. 

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