Il processo sul crollo del ponte Morandi accelera verso la sua fase conclusiva, a quasi otto anni dalla tragedia del 14 agosto 2018 in cui persero la vita 43 persone. A imprimere questa svolta è stato il presidente del collegio giudicante, Paolo Lepri, che ha definito un calendario serrato per le ultime fasi del dibattimento, riducendo al minimo i tempi che fino a poche ore fa apparivano incerti.
Conclusa la prima serie delle arringhe difensive — con l’intervento finale dell’avvocato Guido Carlo Alleva, legale dell’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci — il procedimento entra ora nella fase di repliche e controrepliche. Il prossimo 8 aprile sarà dedicato interamente agli interventi dei pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi, che in un’unica udienza cercheranno di smontare alcune delle argomentazioni avanzate dalle difese dei 57 imputati. Una scelta, quella di concentrare tutto in una sola giornata, che non era affatto scontata.
Subito dopo, tra il 13 e il 15 aprile, si terranno le controrepliche dei difensori, cui spetta l’ultima parola. Anche in questo caso i tempi saranno particolarmente compressi: oltre cinque posizioni verranno discusse nell’arco di tre giorni, trattandosi di interventi circoscritti e non di una nuova tornata completa di requisitorie e arringhe.
Terminata questa fase, l’istruttoria potrà dirsi conclusa. Tuttavia, data la complessità del procedimento — caratterizzato da un’enorme mole di verbali, documenti e memorie ancora in fase di deposito sia da parte dell’accusa che delle difese — i giudici non entreranno immediatamente in camera di consiglio. Entro la fine di maggio, in una data che deve ancora essere fissata, è prevista un’udienza interlocutoria durante la quale il collegio comunicherà quando verrà letta la sentenza: prima o dopo la pausa estiva. In ogni caso, il verdetto non dovrebbe arrivare oltre l’autunno.
Per quanto riguarda le motivazioni della sentenza, i tempi si prospettano più lunghi. Il limite ordinario di 90 giorni potrebbe infatti essere superato, rendendo probabile una pubblicazione nel 2027.
Nel frattempo, nell’ultima giornata di arringhe difensive, l’avvocato Alleva ha concluso il proprio intervento con un appello al collegio “di salvare la vita di Giovanni Castellucci”, collegato dal carcere di Opera, dove sta scontando una condanna a sei anni per un’altra vicenda, quella del viadotto Acqualonga ad Avellino. “Se è vero che in quello strallo della pila 9 c’era un difetto non conosciuto, ed è un dato di fatto, e quel difetto ha avuto una efficacia causale diretta sul crollo, noi dobbiamo partire da qui”, ha dichiarato il legale. Secondo la difesa, inoltre, sulle condizioni del ponte “non ci fu alcun allarme”. Le dichiarazioni di Mion, storico collaboratore della famiglia Benetton, che in aula aveva riferito di una frase sulle “condizioni del viadotto che ci autocertifichiamo”, vengono liquidate da Alleva come “paturnie e preoccupazioni” prive di riscontri concreti.
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