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C’è qualcosa di profondamente rivelatore, quasi emblematico, in ciò che sta accadendo in questi giorni a Palazzo Madama.
Daniela Santanchè, l’ex ministra del Turismo costretta alle dimissioni dopo un lungo braccio di ferro con Giorgia Meloni e sostituita da Gianmarco Mazzi, sta rientrando in Senato. Ma non torna da sconfitta silenziosa, né da semplice senatrice. Torna chiedendo – e presumibilmente ottenendo – un posto nella commissione Esteri e Difesa, la stessa commissione che appena martedì scorso ha eletto presidente il forzista Maurizio Gasparri con 18 voti su 20 presenti (su 24 componenti totali), grazie anche al decisivo appoggio di quattro senatori del Partito Democratico, nonostante la linea ufficiale del Pd fosse l’astensione.
Un voto che ha fatto rumore. Tra i sì dem spuntano nomi pesanti: Graziano Delrio e Pier Ferdinando Casini, che avevano annunciato pubblicamente la loro scelta. E ancora Francesca La Marca e Silvio Franceschelli, subentrato ad Alessandro Alfieri. Una cortesia istituzionale, dicono alcuni. Uno scambio di favori reciproci, sussurrano altri. Fatto sta che Stefania Craxi ha preso il posto di Gasparri come capogruppo di Forza Italia su richiesta esplicita di Marina Berlusconi, e ora lo stesso Gasparri – silurato dal suo stesso partito – si ritrova a guidare una commissione strategica con l’aiuto di pezzi del Pd.

E proprio in questa commissione, ora, vuole sedersi anche Daniela Santanchè.
Perché proprio lì? Non certo per competenza in politica estera o difesa: l’ex ministra del Turismo non ha mai avuto incarichi in quei settori. Secondo fonti interne a Fratelli d’Italia, la ragione è molto più prosaica e cinica: la commissione Esteri e Difesa è prestigiosa, ma si lavora poco. Pochi provvedimenti da approvare, poche votazioni decisive per la tenuta della maggioranza. Al massimo pareri su decreti di riarmo. In compenso, garantisce visibilità mediatica, audizioni con i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, incontri con ambasciatori. E, soprattutto, permette frequenti missioni all’estero. Un posto comodo, visibile, poco impegnativo. Il sogno di ogni parlamentare che voglia mantenere status senza troppa fatica.
La richiesta di Santanchè, secondo quanto riportato dal Fatto, ha però scatenato un piccolo terremoto dentro Fratelli d’Italia. Per farle spazio è stato necessario un domino di spostamenti che ha coinvolto nientemeno che Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e uno dei più stretti collaboratori di Giorgia Meloni. Fazzolari dovrà lasciare la commissione Esteri per passare a quella Finanze. La sua sostituta, Antonella Zedda, tornerà al proprio posto. Coinvolti nello slittamento anche Domenico Matera e Andrea De Priamo. Non è un rimpasto di governo, formalmente. Ma è un chiaro “aggiustamento” di poltrone, un piccolo mercanteggiamento interno per accontentare chi torna dopo aver “pagato il conto anche per altri”, come ha candidamente ammesso la stessa Santanchè.

Ecco il punto. Questo non è soltanto un banalissimo valzer di commissioni. È la fotografia di un sistema politico che continua a ragionare per logiche di scambio, di favori incrociati, di sistemazioni personali. Un sistema in cui l’appartenenza a un partito conta meno della tutela del proprio posizionamento, in cui l’ex ministra sotto inchiesta e dimissionaria pretende – e ottiene – un seggio in una delle commissioni più “leggere” e prestigiose, mentre il centrodestra e pezzi del Pd si scambiano cortesie istituzionali che puzzano di consociativismo d’antico stampo.
Gasparri presidente con i voti dem. Santanchè che punta alla stessa commissione per viaggiare e brillare senza troppi obblighi. Fazzolari spostato per farle posto. Tutto nel nome della “stabilità” e della “cortesia parlamentare”.

Ma la domanda resta: è questa la politica che il Paese merita dopo anni di crisi, guerre in corso e un’opinione pubblica sempre più disillusa? O è soltanto l’ennesima dimostrazione che, al di là delle bandiere e delle dichiarazioni roboanti, il Palazzo continua a funzionare secondo le vecchie regole non scritte: proteggi i tuoi, sistemati bene, e non disturbare troppo lo status quo?
Santanchè rientra. Gasparri presiede. I senatori si spostano come pedine su una scacchiera. E il cittadino, fuori, continua a chiedersi se qualcuno, da qualche parte, stia ancora pensando al bene comune. O se tutto si riduca, ancora una volta, a un quieto e comodo aggiustamento di potere.  

Foto © Imagoeconomica

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