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Mauro Caroccia non poteva mettere il suo nome sulle quote di una nuova società. Lo aveva spiegato lui stesso ad Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla giustizia: “Non potevo intestarmi aziende”. L’avvocato dei Caroccia, Fabrizio Gallo, ha raccontato che il politico era stato avvertito chiaramente: “A Delmastro aveva detto che non poteva intestarsi le quote perché era protestato, perché la società era fallita".
Ma proprio su quella società dichiarata fallita il 5 gennaio 2024, la Rdm 2015 srl, pendeva un’indagine per bancarotta fraudolenta.
Mettiamo in ordine i dati.
Nel 2015 Caroccia aveva aperto la Rdm 2015 srl insieme alla famiglia. Questa società gestiva il ristorante “Da Baffo”. Secondo l’accusa, dentro questa azienda giravano anche soldi del clan Senese. Caroccia stesso ha raccontato: “C’erano già dentro i Senese”.
Da qui l’arresto, il processo “Affari di Famiglia” e la condanna condanna definitiva a 4 anni, 19 febbraio 2026. La Cassazione ha sancito che la Rdm ha schermato i soldi di Angelo Senese, fratello del boss Michele, e condannato per traffico di droga.
Quando un’azienda fallisce, per legge si deve conservare tutti i documenti: fatture, bilanci, libri contabili. Servono a ricostruire esattamente da dove arrivavano i soldi e dove sono finiti.
Ma secondo i pubblici ministeri di Roma, Mauro Caroccia avrebbe portato via o distrutto i libri contabili e tutta la documentazione della società "con lo scopo di procurarsi un ingiusto profitto e recare danno ai creditori”, si legge in un estratto dell’avviso di conclusione indagini (riportate dal Corriere della Sera) che la procura notificava lo scorso novembre al ristoratore.
Grazie a questo, è diventato impossibile ricostruire "il patrimonio e il movimento degli affari della società Rdm 2015 srl".
L’indagine su questa bancarotta si è chiusa a dicembre 2025. Caroccia però ha saputo di essere indagato solo più tardi.


Il nuovo ristorante e il legame con Delmastro

A dicembre 2024 la figlia di Caroccia, Miriam Caroccia (allora diciottenne), ha fondato insieme ad Andrea Delmastro e ad altri soci di Fratelli d’Italia la società Le 5 Forchette srl. Con questa società hanno aperto la Bisteccheria d’Italia in via Tuscolana, a Roma.
Fino a febbraio 2026 Delmastro controllava interamente un’altra società (la G&G). Per tre mesi, quindi, mentre Caroccia lavorava nel nuovo locale (faceva video promozionali e accoglieva clienti), sapeva già di essere indagato per bancarotta fraudolenta, facendo sparire, sempre secondo i magistrati, i documenti della vecchia società.
I pm antimafia che indagano sulla nuova attività hanno acquisito tutti gli atti del vecchio fallimento dando la delega alla guardia di finanza di eseguire tutte le indagini sui conti e i flussi di denaro.
Vogliono capire se i soldi investiti da Delmastro e dagli altri soci piemontesi potrebbero essere stati usati anche a coprire una contabilità parallela, cioè a nascondere di nuovo soldi di provenienza sospetta (lo schema del riciclaggio).
L’avvocato Fabrizio Gallo ripete che tutti gli investimenti nel nuovo ristorante sono tracciati e che i soldi li hanno messi solo i soci di Delmastro.
Caroccia ha dichiarato ai pm: Delmastro “a aiutato la nostra famiglia, ci ha fatto beneficenza".
Mentre l’ex sottosegretario alla giustizia ha descritto Caroccia come "il classico oste romano".
Ma se sapeva dei suoi guai economici non avrebbe potuto sapere anche di tutto il resto?
La Dda ritiene che Le 5 Forchette e la Bisteccheria "anche in fase di avviamento", cioè sin dal primo momento, servivano a "trasferire e reinvestire proventi delle attività illecite del clan Senese, in modo tale da ostacolare la possibilità di accertamento della loro provenienza delittuosa".

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