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Sono gli Cizmic, un clan rom di origini slave, una sorta di versione milanese dei “Casamonica”.
Le indagini della procura meneghina coordinate dal pm Rosario Ferracane e dal Goa della Guardia di finanza hanno permesso di scoprire un corposo traffico di droga unito alla capacità di controllare il territorio con inaudita violenza.
In teoria, come riporta il Fatto Quotidiano, non ci sarebbe molto di cui parlare: c’è un’ordinanza con venti indagati per traffico di droga (allo stato nessun reato di mafia contestato) e denaro speso in auto di lusso.
Ciò che desta allarme sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Tommaso Fabrizio Pellegrino: “Conosco degli slavi che vendevano droga in giro per Milano, questo gruppo qua fortissimo. Stavano a Baranzate, in via Fiume, dove c’è il carcere, via Belgioioso, lì, proprio dove c’è l’accampamento di Baranzate. Giravano con Ferrari, Porsche, situazioni proprio forti. Sono diversi fratelli, c’è il padre, c’è la madre, sono famosi a Milano. Sono coinvolti il padre, la madre, i bambini, le mogli, tutti. Avevo conosciuto prima dei loro cugini in via Boccioni, lì a Quarto Oggiaro, e poi andai a ritirare questa droga lì nell’accampamento e poi andando nell’accampamento ho conosciuto quelli che erano i diretti importatori e da lì ho cominciato a prendere. So che uno degli scarichi (della droga, ndr) era sicuro un carrozziere che c’era vicino al ponte che collega l’ospedale Sacco a Quarto Oggiaro, quel ponte lì, prima della caserma in via Mambretti, sulla destra c’era un vecchio carrozziere e loro scaricavano lì”, mentre la droga Pellegrino la prendeva in un appartamento della Comasina in via Oroboni: “Qua c’erano loro con questa casa in affitto, sicuramente un prestanome penso, credo, di solito facevano così loro”.

Inoltre, secondo le annotazioni del Goa riportate sempre dal ‘Fatto’, “la struttura organizzativa” del clan Cizmic “è fondata su ruoli e incarichi che ogni membro assolve rispettando una gerarchia determinata dalla posizione”. Mentre “le uniche regole che vengono rispettate sono quelle vigenti all’interno della comunità Rom”, trovandosi così “alla presenza di un’entità parastatale autonoma” con tanto di “un Tribunale interno alla comunità rom allo scopo di dirimere la controversia sottoponendosi al giudizio di persone riconosciute e titolate ad esaminare la vicenda al fine di emettere una sorta di sentenza”. Inoltre “la facilità di movimento e la ramificata rete di relazioni di cui il gruppo dispone su larga parte del continente europeo, garantiscono larghe possibilità di riparo da eventuali misure cautelari personali emesse nei loro confronti”. Il che rende questo clan familiare ben “conosciuto come dedito al narcotraffico su scala internazionale attuato altresì attraverso azioni violente” andate in scena nei luoghi della città controllati dal clan: da via Mosca nel quartiere di Baggio a via Voltri alla Barona fino a via Amoretti a Quarto Oggiaro e poi nelle aree attorno al campo nomadi di Baranzate in via Monte Bisbino. Prende pian piano forma quella che è a tutti gli effetti una sorta di cosca, benché nelle indagini non è contemplata l’associazione mafiosa. “Il traffico di droga del gruppo Cizmic si declina in un panorama di assoluta pericolosità sociale e per la sicurezza pubblica”, scrivono gli inquirenti. Il gruppo “attivo secondo una struttura organizzata, opera in un teatro di malaffare dove sono presenti altre fazioni con cui entrano in contrapposizione per l’egemonia territoriale che interessa principalmente la zona di Milano”. In lotta, dunque, con l’uso “di armi, sia bianche che da fuoco, di cui dispongo per compiere crimini di estrema gravità quale la soppressione fisica dei contendenti”. E infine “un elemento inquietante consiste nella circostanza per cui” queste gang “attraverso le loro ramificazioni su scala internazionale, possano vantare alleanze con gruppi paramilitari di origine balcanica per loro natura pronti ad agire in ogni momento anche in Lombardia”.
Oltre a questo si parla anche di una faida interna, che si stava preparando circa un anno fa, scongiurata dagli arresti del febbraio scorso. Il pericolo non è passato dal momento che questa struttura può contare sull’appoggio di paramilitari di Belgrado noti come le Tigri di Arkan e con la mafia serba.

Fonte: il Fatto Quotidiano

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