Le comm. antimafia vuole sentire la scorta dell’ex sottosegretario
Il 16 dicembre 2024 venne costituita a Biella (nello studio del notaio Carlo Scola) la nuova società “Le 5 Forchette” srl, che gestirà la “Bisteccheria d’Italia”: Miriam Caroccia (figlia 18enne di Mauro Caroccia) divenne socia al 50% e amministratrice unica; l’altra metà delle quote era di Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla giustizia, (25%) più quattro amici piemontesi (tra cui alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, tutti estranei all’inchiesta); alla costituzione è presente quasi tutta la famiglia Caroccia (papà Mauro, mamma Barbara e Miriam); i soldi per l’avviamento (circa 45.000 euro che sarebbero stati dati ad un’imprenditrice cinese) li avrebbe messi solo Delmastro. I Caroccia non avrebbero versato nulla, secondo i legali: l’uomo sentito ieri ai pm Lorenzo Del Giudice, Francesco Cascini, Stefano D’Arma ha definito questo aiuto come una sorta di “beneficenza”.
Nel corso dell’interrogatorio Mauro Caroccia ha sostenuto che Andrea Delmastro lo avrebbe aiutato in un momento di particolare difficoltà personale ed economica.
Nello specifico, prima del 2022 Mauro Caroccia era titolare (insieme alla madre Rosetta) della vecchia società Rdm srl, che gestiva il ristorante storico di famiglia “Da Baffo”, già frequentato da Delmastro, anche se Mauro non sapesse chi era. Il legale di Mauro, Fabrizio Gallo, ha inoltre precisato che i due si erano conosciuti tra il 2022 e il 2023. Delmastro era inizialmente un semplice cliente del locale ‘De Baffo’. Nel tempo il rapporto si era intensificato fino alla decisione di sostenere l’apertura di un nuovo ristorante.
Questa società - la Rdm srl - era già emersa in un processo precedente (“Affari di Famiglia”) come strumento per riciclare soldi del clan Senese. Mauro era stato segnalato come cattivo pagatore e arrivò a non avere più liquidità. L’ex sottosegretario alla giustizia, avrebbe quindi deciso di aprire con lui il ristorante ‘La Bisteccheria’, come socio della giovanissima, pur sapendo che il vero socio fosse il padre Mauro e che questo aveva problemi con creditori.
Le dichiarazioni sono state rese nell’ambito di una nuova indagine della Dda per riciclaggio e intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa. L’ipotesi degli inquirenti è che alla “Bisteccheria d’Italia” (tramite la srl “Le 5 Forchette”) si riciclassero soldi del clan Senese, usando Miriam come prestanome del padre.
In merito alle risorse investite nell’impresa, l’avvocato Fabrizio Gallo ha ribadito con forza che non vi è alcun coinvolgimento di denaro illecito: “Diremo ai magistrati che non c'è un centesimo della criminalità organizzata ne 'Le 5 Forchette', non c'entra nulla la famiglia Caroccia, non c'entra nulla la famiglia Senese. I soldi sono stati messi da Delmastro: questo lo chiariremo perché è tutto tracciato”.
Delmastro e le cene alla Bisteccheria: Antimafia ascolterà anche la scorta
Secondo quanto emerge, la scorta avrebbe accompagnato più volte Delmasrao alla bistecchiera.
Proprio per questo la Commissione antimafia ha deciso di sentire anche gli uomini addetti alla tutela dell’ex sottosegretario. Il capo della scorta risulta essere l’ispettore Antonio Gentile, in forza alla polizia penitenziaria, lo stesso corpo sul quale Delmastro esercitava funzioni di indirizzo politico. Tale rapporto gerarchico potrebbe aver influito sulla mancata attivazione di allarmi.
Un soggetto protetto viene di norma accompagnato in luoghi preventivamente verificati. Nei casi di frequentazioni abituali, i controlli dovrebbero essere ancora più approfonditi. In questa vicenda, invece, nonostante la reiterata presenza di Delmastro nel locale gestito di fatto da Mauro Caroccia, non sarebbero emerse segnalazioni da parte degli agenti della scorta.
Le indagini hanno inoltre documentato, nell’ambito del procedimento che ha portato alla condanna di Caroccia, la presenza nel locale di familiari del boss Michele Senese (in particolare il fratello Angelo), dell’aspirante successore Fabrizio Piscitelli detto ‘Diabolik’ e di uno dei suoi figliocci, Ugo Di Giovanni. In questo contesto si inseriscono le domande sulle verifiche di sicurezza realmente effettuate.
Una delle immagini che ha destato maggiore scalpore ritrae Delmastro insieme all’ex capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi e ai vertici del Dap. Le cene alla Bisteccheria d’Italia sarebbero diventate nel tempo una consuetudine per festeggiare promozioni, pensionamenti e ricorrenze. Rimane aperto il dubbio su chi sostenesse i costi: se fosse stato Delmastro con risorse ministeriali, si potrebbe configurare l’ipotesi di peculato, dato il suo ruolo di socio; se invece fossero stati i singoli partecipanti, resterebbe comunque un profilo di forte inopportunità.
Secondo l’accusa dei pm romani, la società sarebbe servita fin dalla costituzione a ripulire capitali riconducibili al clan Senese, con investimenti per circa 40 mila euro in forniture e arredi (acquistati da una cittadina cinese) e 2 mila euro di affitto mensile. Su queste voci di spesa, in assenza di bilancio depositato, si concentrano gli accertamenti. Indagini parallele sono in corso anche da parte della Procura di Torino, focalizzate sull’atto costitutivo della srl e sul successivo passaggio delle quote alla diciottenne Miriam Caroccia.
Foto © Imagoeconomica
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