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Nove persone risultano indagate nell’ambito dell’inchiesta sulla vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan, mentre la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni negli uffici comunali e nelle sedi e abitazioni di dirigenti e consulenti coinvolti nell’operazione. Il giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi ha accolto la richiesta dei pubblici ministeri, autorizzando il blitz che ha interessato il Comune di Milano, la M-I Stadio e le case di ex dirigenti delle due società, oltre a figure istituzionali come gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e il direttore generale di Palazzo Marino Christian Malangone. Tra gli indagati figurano anche Mark Van Huukslot, Giuseppe Bonomi – già presidente di Sport Life City, controllata del Milan – e Alessandro Antonello, ex ceo corporate dell’Inter.
L’indagine nasce dagli sviluppi della maxinchiesta sull’urbanistica milanese, da cui sono emersi contenuti di chat e-mail che hanno portato a nuove perquisizioni e al sequestro di dispositivi elettronici. Proprio Tancredi, Malangone e De Cesaris risultano già coinvolti anche in quel filone investigativo, che la scorsa estate aveva portato ad arresti poi annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione.
Secondo i pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, coordinatori dell’indagine affidata al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, le ipotesi di reato sono turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio. Oltre agli ex assessori e a manager e consulenti dei club, tra gli indagati compaiono anche Simona Collarini, all’epoca responsabile del procedimento sullo stadio per il settore Rigenerazione urbana del Comune, e i consulenti Fabrizio Grena e Marta Spaini. De Cesaris è indagata anche in qualità di consulente dell’Inter.
Al centro dell’inchiesta c’è il sospetto che il procedimento amministrativo relativo all’area di San Siro, sviluppatosi tra il 2017 e il 2025, sia stato condizionato da scambi di informazioni riservate e da accordi non trasparenti tra soggetti pubblici e privati. Secondo il giudice, gli indagati avrebbero agito attraverso “accordi informali e collusioni tra loro, nel contesto del procedimento amministrativo diretto alla alienazione/valorizzazione”, arrivando a “turbare il procedimento amministrativo volto alla determinazione del contenuto dell’avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse”.
Le collusioni avrebbero incluso anche la condivisione anticipata di atti amministrativi: “Si scambiavano le bozze delle delibere”. In particolare, secondo quanto emerge dal decreto, sarebbero state condivise “documentazione e bozze delle Deliberazioni comunali” con l’obiettivo di “orientare l’iter amministrativo” e “concertando tra l’attore pubblico e la parte privata le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione dell’area”. L’accusa ritiene che l’avviso pubblico del 24 marzo 2025 sia stato “nella sostanza costruito sulle caratteristiche gradite alle società sportive” e che la sua durata limitata a 30 giorni, conclusasi senza offerte alternative, abbia di fatto favorito la successiva vendita dell’area ai soli club milanesi. A fine settembre 2025 il consiglio comunale ha quindi approvato la cessione dello stadio e delle aree circostanti a Inter e Milan per 197 milioni di euro.
L’indagine è stata avviata anche grazie a diversi esposti presentati in Procura, tra cui quello dell’ex vicesindaco Luigi Corbani e del promoter Claudio Trotta, promotori del comitato Sì Meazza. I magistrati stanno verificando se la vendita possa aver privilegiato interessi privati a scapito di quelli pubblici e se sia stata utilizzata la normativa sugli stadi per sostenere un progetto di urbanizzazione favorevole a specifici operatori immobiliari.
Una preoccupazione simile emerge anche da una conversazione del 10 settembre 2019 tra l’architetto Stefano Boeri e il sindaco Giuseppe Sala. Dopo l’esclusione del suo progetto “stadio-bosco”, Boeri scriveva: “Attenzione che si crea un grave precedente di sostituzione di interessi privati e decisioni private ai criteri di informazione e scelta basati sull’interesse collettivo – aveva scritto Boeri a Sala – Beppe per me il caso è chiuso, perdere concorsi è del tutto normale… ma ti segnalo che qui la cosa è diversa”.
Le perquisizioni della Guardia di Finanza arrivano dopo le recenti audizioni di funzionari comunali, ascoltati come testimoni in una fase considerata delicata per lo sviluppo delle indagini. L’impatto dell’inchiesta si è fatto sentire anche sul piano istituzionale: è stata infatti rinviata la conferenza stampa prevista a Palazzo Marino per la presentazione dei lavori di restauro, alla quale avrebbe dovuto partecipare anche il sindaco Sala.

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