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Il caso ha sollevato parecchi dubbi, soprattutto per la gestione insolita e perché non è stato rilasciato nemmeno un verbale 

Tutto è successo sabato mattina a Roma, intorno alle 7.30, nella stanza d’albergo dove Ilaria Salis, di Avs (Alleanza Verdi e Sinistra), alloggiava per partecipare alla manifestazione “No Kings”. Stiamo parlando della grande manifestazione che ha visto moltissime persone scendere in piazza contro le derive autoritarie che stanno prendendo piede in Occidente e contro l’idea di un potere gestito sempre da meno persone.

Davanti alla porta della stanza d’albergo dove alloggiava la Salis, due agenti bussano per un controllo. “Mi hanno chiamata per nome, mi hanno chiesto di aprire”. Poi, ha spiegato Salis, i documenti, le domande, gli “accertamenti”, senza spiegazioni precise. Soprattutto, senza il rilascio di alcun verbale.

Il punto, però, non è solo il controllo in sé, ma quello che potrebbe esserci dietro.

Il nome Salis compare infatti nel Sistema informativo Schengen, il famoso Sis, con una segnalazione per “controllo discreto o mirato”. Dentro questo sistema c’è un enorme database condiviso tra i Paesi europei. Quando uno Stato europeo inserisce un nome lì dentro, gli altri Paesi vengono automaticamente “avvisati”. In questo caso, con “controllo discreto o mirato”, l’obiettivo sarebbe stato quello di osservare, identificare, raccogliere informazioni e riferirle allo Stato che ha acceso la spia, che in questo caso è la Germania.

Evidentemente, il radar “Schengen” si è attivato al momento del check-in. Quando viene effettuata questa operazione, il sistema informatico dell’albergo, che raccoglie i dati dei clienti registrati per l’alloggio, si collega automaticamente con il sistema della polizia italiana, che a sua volta dialoga con il Sis, appunto, il sistema Schengen. Se su un nome c’è una segnalazione attiva, in questo caso quella della Germania nei confronti di Ilaria Salis, scatta automaticamente un alert.

Quando questo avviene, il controllo da parte delle forze dell’ordine dovrebbe partire in automatico. Nel caso di Salis, tutto sarebbe avvenuto nell’arco di poche ore.

Il punto è che Salis ricopre anche il ruolo di eurodeputata. Motivo per il quale la stessa europarlamentare ha alzato immediatamente il tono: “è un fatto grave per la democrazia”, ha commentato. Se davvero la segnalazione arriva da uno Stato estero, allora il problema non è più solo procedurale, ma politico: “uno Stato estero mette in discussione il mio mandato”.

Nel frattempo, mentre lei racconta la sua versione dal palco della manifestazione “No Kings”, accanto ai leader di Avs, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, si apre un secondo fronte: quello istituzionale. Infatti, dell’alert avviato dalla Germania nei confronti dell’eurodeputata, nessuno sapeva nulla.

Si tratta forse di una di quelle situazioni in cui lo Stato sembra muoversi senza sapere esattamente cosa sta facendo un suo pezzo? La domanda sorge quasi spontanea.

Ad ogni modo, il risultato sembra essere quello di un corto circuito perfetto.

Ma è nel tentativo di capirne l’origine che partono altre domande. Che tipo di indagine sta portando avanti la Germania? La segnalazione sarebbe collegata ai vecchi filoni investigativi legati all’arresto di Salis in Ungheria nel 2023 e ai suoi rapporti con ambienti antagonisti tedeschi? Insomma, perché inserire una segnalazione su una eurodeputata? E soprattutto: com’è possibile che le autorità italiane non siano state informate?

Proprio queste domande sarebbero finite sulla scrivania del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, chiamato a riferire in Parlamento.

Foto © Imagoeconomica 

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