La maggioranza di governo si appresta a sostenere l’ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia anche dopo la sua uscita dall’esecutivo. Mercoledì prossimo, come riportato dal Fatto Quotidiano, al termine della seduta d’Aula, l’ufficio di presidenza della Camera si riunirà per valutare il sollevamento di un conflitto di attribuzione nei confronti della procura di Roma nell’inchiesta sul caso Almasri, che vede indagata Giusi Bartolozzi.
Nella stessa settimana, il primo aprile, è in programma la riunione del Comitato consultivo sulla condotta dei deputati, presieduto da Riccardo Zucconi (FdI), convocata dopo la lettera del deputato dem Nico Stumpo che chiede verifiche sull’ex sottosegretario Delmastro.
Giusi Bartolozzi ha lasciato il ministero della Giustizia da soli sei giorni, eppure potrà ancora fare affidamento sul centrodestra per tentare di superare le difficoltà giudiziarie che la riguardano. La maggioranza voterà infatti in ufficio di presidenza alla Camera per attivare il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale riguardo alla vicenda del torturatore libico Almasri, arrestato in Italia e rimpatriato con volo di Stato. Subito dopo, l’Aula di Montecitorio sarà chiamata a esprimersi per estendere una forma di tutela all’ex braccio destro di Carlo Nordio, sostituita da Antonio Mura in seguito alla sconfitta referendaria.
Si tratta di un’accelerazione non prevista. L’ufficio di presidenza si era già riunito lo scorso 4 marzo, decidendo in quell’occasione di rinviare ogni decisione su Giusi Bartolozzi. In quella sede erano stati ascoltati soltanto i 36 deputati responsabili dell’occupazione della sala stampa della Camera il 30 gennaio, azione compiuta per impedire la presentazione della proposta di legge sulla remigrazione insieme ad esponenti di Casa Pound.
L’inchiesta sul caso Almasri aveva in precedenza coinvolto anche la premier Giorgia Meloni (indagine poi archiviata) e i ministri Nordio, Piantedosi e Mantovano, che a ottobre erano stati “scudati” dal Parlamento. Nel frattempo la procura di Roma ha iscritto Giusi Bartolozzi nel registro degli indagati per false dichiarazioni ai pm. Le indagini sono state chiuse poche settimane fa, ma l’ex capo di gabinetto intende chiedere lo spostamento del procedimento a Perugia, in vista del suo ritorno a fare il pm a Roma. La destra, in giunta per le autorizzazioni, si è già espressa a favore dell’estensione dell’immunità anche a lei, sostenendo che l’ipotesi di reato sarebbe “connessa” a quella contestata al ministro Nordio.
A inizio febbraio l’ufficio di presidenza di Montecitorio aveva esaminato la relazione del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. Secondo il deputato di Forza Italia, la posizione di Bartolozzi risulterebbe “teleologicamente connessa ai reati ministeriali contestati ai membri del governo” e, “per vis attractiva”, in base alla legge del 1989, renderebbe necessario sottoporre al filtro parlamentare l’indagine a suo carico, nonostante non sia parlamentare. Mulè aveva sottolineato che “tale connessione non assume solo rilievo tecnico-processuale, ma svolge una funzione di garanzia: assicurare l’unitarietà dell’accertamento giudiziale ed evitare contrasti di giudicati che potrebbero compromettere le guarentigie costituzionali previste per i reati ministeriali”. Su queste argomentazioni la maggioranza intende votare per promuovere il conflitto di attribuzione alla Consulta contro la procura di Roma. L’obiettivo è guadagnare tempo, in attesa che si concluda la campagna elettorale per le prossime politiche (con Giusi Bartolozzi che potrebbe candidarsi con Fratelli d’Italia).
Fonte: il Fatto Quotidiano
Foto © Paolo Bassani
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