La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha confermato la condanna all’ergastolo per Raul Esteban Calderon, ritenuto responsabile dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, figura di spicco degli Irriducibili. Piscitelli fu ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti, nella capitale, con un colpo di pistola alla testa. I giudici hanno però ribadito, in linea con la sentenza di primo grado, l’esclusione dell’aggravante del metodo mafioso e l’assoluzione di Leandro Bennato. Una decisione che si discosta dalle richieste avanzate dalla procura generale nella precedente udienza, quando era stata sollecitata non solo la conferma della pena per l’esecutore materiale, ma anche il riconoscimento del metodo mafioso. In aula era presente il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Francesco Cascini.
Già il 25 marzo dell’anno precedente, la Terza Corte di Assise di Roma aveva inflitto a Calderon la pena dell’ergastolo senza riconoscere l’aggravante mafiosa, nonostante le richieste dei pubblici ministeri Mario Palazzi, Rita Ceraso e dello stesso Cascini, che proprio su questo punto avevano fondato il ricorso in appello. In quell’occasione, l’accusa aveva definito l’uccisione di “Diabolik” come un’espressione della criminalità organizzata. Calderon è difeso dall’avvocato Nicla Moiraghi.
Nel corso del processo, era stato sottolineato come “Comprendere la figura di Piscitelli è decisivo per cogliere le possibili ragioni dell'omicidio. Cresciuto nell'orbita della famiglia Senese, con legami stretti con Michele Senese, avrebbe progressivamente assunto un ruolo centrale negli equilibri del narcotraffico romano”. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Piscitelli, considerato un elemento di rilievo nella criminalità capitolina, avrebbe svolto un ruolo di mediazione tra gruppi rivali, ma i rapporti con il clan si sarebbero progressivamente deteriorati fino alla rottura definitiva. “L'omicidio - ha spiegato Cascini - avviene in un'area ritenuta di interesse per i Senese”.
Riprendendo le motivazioni della sentenza di primo grado, il pubblico ministero ha indicato in Giuseppe Molisso, Bennato e Alessandro Capriotti i presunti mandanti che avrebbero commissionato l’esecuzione a Calderon. Dopo l’uccisione di Piscitelli, secondo l’accusa, si sarebbe aperta una frattura tra il gruppo legato a Bennato e Molisso e quello degli albanesi, segnando un cambiamento negli equilibri criminali della città. Per la procura, il delitto presentava tutte le caratteristiche del metodo mafioso, configurandosi come un’azione dimostrativa capace di generare assoggettamento e omertà. “In diverse zone della Capitale - aveva evidenziato il pm - le organizzazioni si contendono il controllo del territorio e del traffico di droga, anche se molti cittadini non ne percepiscono la presenza”.
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Omicidio Diabolik: appello Roma conferma ergastolo a Calderon ma non fu mafia
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