Udienza durata pochi minuti: 50 imputati, ma gli atti non recapitati. Si torna in aula a maggio
Il maxi processo sulla Dogaia non parte. A bloccare tutto sono i difetti di notifica: molti imputati non hanno ricevuto correttamente gli atti e, senza questo passaggio, il procedimento non può proseguire.
Davanti al gip Jacopo Santinelli dovevano comparire cinquanta imputati tra detenuti, agenti della penitenziaria e due familiari. L’udienza preliminare è durata solo pochi minuti. Il tempo di accertare che le notifiche non erano state recapitate a tutti, in parte perché diversi detenuti, nel frattempo, sono stati trasferiti in altri istituti.
Il procedimento è nato dall’inchiesta che ha accertato quanto accaduto negli ultimi mesi all’interno del carcere della Dogaia: ingresso di droga e telefonini, contatti con l’esterno, episodi di evasione, risse e danneggiamenti. Si tratta di una situazione che gli inquirenti hanno descritto come diffusa, consolidata e ben strutturata.
Nel corso dell’udienza, alcune difese hanno chiesto di separare le posizioni, evitando un unico maxi processo. Resta il fatto che il giudice ha disposto il rinvio a maggio, data entro la quale dovranno essere regolarizzate le notifiche e sarà valutata l’eventuale separazione dei procedimenti.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore Luca Tescaroli, ha delineato una situazione di illegalità diffusa. Nonostante perquisizioni e blitz, il flusso di telefoni e droga non si è arrestato, in particolare nella sezione di Alta sicurezza. Le sostanze entrano nascoste nei pacchi alimentari, mentre proseguono le aggressioni al personale, già in carenza di organico. La procura ha indicato alcune misure: reti antilancio alle finestre e potenziamento della videosorveglianza, interventi che, al momento, non risultano ancora attuati.
Fonte: La Nazione
Foto © Imagoeconomica
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