Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha individuato in Antonio Mura il successore di Giusi Bartolozzi alla guida del suo gabinetto in via Arenula. La nomina del nuovo capo di gabinetto verrà formalizzata nei prossimi giorni, come comunicato dal ministero stesso.
Magistrato con un lungo percorso alle spalle, Antonio Mura ricopre attualmente l’incarico di capo dell’Ufficio legislativo del dicastero. In passato è stato procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma, oltre ad aver ricoperto lo stesso ruolo a Venezia, svolto funzioni di pubblico ministero in Cassazione e fatto parte del Consiglio superiore della magistratura in quota Magistratura indipendente. Tra il 2014 e il 2017 ha già lavorato al ministero della Giustizia come capo del Dipartimento Affari di giustizia, durante la gestione del ministro Andrea Orlando.
La scelta di Mura, uomo considerato vicino ad Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e figura di riferimento per la premier Giorgia Meloni, viene interpretata come un rafforzamento del controllo di Palazzo Chigi sul ministero della Giustizia. Bartolozzi, soprannominata la “zarina”, aveva invece sostenuto la candidatura del suo vice Vittorio Corasaniti per mantenere un’influenza indiretta sul dicastero.
Antonio Mura è tra i pochi dirigenti nominati all’inizio del mandato di Nordio a rimanere ancora in servizio. Molti altri, infatti, hanno rassegnato le dimissioni a causa dei contrasti con Bartolozzi. Già nel periodo in cui ricopriva il ruolo di vice capo di gabinetto, quest’ultima aveva progressivamente concentrato su di sé le decisioni più rilevanti, scavalcando spesso i capi dipartimento e creando di fatto una struttura parallela. Hanno così lasciato l’incarico, uno dopo l’altro, l’originario capo di gabinetto Alberto Rizzo, la direttrice dell’Ispettorato Maria Rosaria Covelli, il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) Giovanni Russo, il capo del Dipartimento organizzazione giudiziaria (Dog) Gaetano Campo, il capo della digitalizzazione Vincenzo De Lisi e la capo ufficio stampa Raffaella Calandra. Insieme ad Antonio Sangermano, responsabile della giustizia minorile, Mura è stato uno dei pochi a resistere. Nel corso del suo incarico all’Ufficio legislativo, Antonio Mura ha presieduto una commissione che lo scorso autunno ha elaborato una bozza di riforma del codice di procedura penale. Il testo prevedeva, tra le altre misure, una sostanziale abolizione della custodia cautelare in carcere per i reati dei colletti bianchi. Il progetto avrebbe dovuto tradursi in un disegno di legge dopo il referendum, ma con la vittoria del No è probabile che venga accantonato.
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