"Nonostante il governo abbia impedito il voto a 5 milioni di fuori sede, i giovani hanno dimostrato che non dimenticano la storia, dicendo ‘basta’ a chi si sente al di sopra della legge. Non ci sono partiti in cui noi ragazzi possiamo riconoscerci, ma abbiamo voglia di mostrare il dissenso". A parlare è Marta Capaccioni, membro di Our Voice, impegnata nella comunicazione della campagna del Comitato della società civile di Palermo per il No al referendum. Ai microfoni di Repubblica Palermo spiega il senso profondo di una mobilitazione che ha visto protagonisti soprattutto i più giovani. In una consultazione elettorale segnata dall’impossibilità, per milioni di fuori sede, di esercitare il diritto di voto, partecipare è diventato per molti un gesto carico di significato politico e civile. A dimostrarlo è Nicolò Casarini, 19 anni, che ha deciso di tornare alle urne affrontando "un viaggio pagato di ‘tasca mia’ per difendere i valori della Costituzione. Stavolta dovevamo essere noi ad attivarci: troppe bugie e tanta sfiducia stavano circolando. Abbiamo cercato di costruirci una nostra consapevolezza, questa partecipazione così tanto slegata dal sistema partitico spero che svegli effettivamente le coscienze". Una partecipazione che nasce fuori dai partiti e che rivendica una propria autonomia. I ragazzi non si riconoscono nelle strutture tradizionali della politica, ma non per questo rinunciano all’impegno. Al contrario, cercano nuove forme di espressione e di intervento pubblico, spinti da un’esigenza di giustizia e da una crescente insofferenza verso un sistema percepito come distante. Per molti di loro, questo percorso affonda le radici in esperienze recenti di mobilitazione. Già in autunno si erano ritrovati nelle piazze per protestare contro la strage di innocenti a Gaza. Oggi, quella stessa spinta si traduce in una nuova forma di resistenza civile: “Nuovi partigiani della Costituzione", per i quali la difesa dei principi democratici diventa una vera e propria linea del Piave. Lo sottolinea anche Andrea La Torre, fondatore del Collettivo giovanile Attivamente: "È un sentimento di messa in discussione di un sistema che fa pagare a noi giovani le sue scelte". Un’eredità che si intreccia con la storia più dolorosa del Paese. "Le stragi hanno influenzato pesantemente l’andamento democratico della nostra storia – dice Andrea, che ai tempi di Capaci e via d’Amelio non era ancora nato –. Nel caso del referendum c’è stata una democrazia da difendere, in una città che sa cosa vuol dire delegittimare e isolare i magistrati". Il tema del voto negato pesa anche nella lettura dei risultati. Per Marta, studentessa ventenne di Sociologia a Trento, "la narrazione della Sicilia maglia nera dell’affluenza è ingiusta se si pensa ai tanti costretti a emigrare e che non possono permettersi i costi esorbitanti per tornare". Nonostante questo, lei ha scelto di rientrare: "Mi piace pensare che il voto di tanti studenti abbia fatto la differenza". Un impegno che si è tradotto anche in una presenza capillare sui territori. Maria Chiara Regolo, da Catania, ha lavorato per portare la campagna nella sua Caltagirone: "Una vittoria dal basso della società civile e non dei partiti". E aggiunge: "Di solito non si vince mai. Oggi ci godiamo questo sentirci dalla parte giusta della storia". Anche Enrico Fisichella, studente con il sogno del giornalismo, ha contribuito trasformando la sfiducia in azione concreta, tra volantini e contenuti social capaci di raggiungere centinaia di migliaia di visualizzazioni. "È la stessa spinta che ha portato migliaia di persone in strada per Gaza, è l’aria fresca di un voto non clientelare che ha fatto emergere quello di dignità contro la malapolitica, che dimostra che non vogliamo essere assuefatti da una politica di feudatari che ripete sé stessa da vent’anni". Secondo Marta Capaccioni, non si tratta di un risultato casuale: "Non è un caso che il ‘no’ forte e chiaro – arrivi da una terra che ha vissuto connivenze politico-mafiose e depistaggi. È un potente vento di riscatto quello che soffia da qui, che spero trascinerà l’intero Paese che vogliamo libero dalla corruzione, dalle mafie, dagli abusi del potere e che ripudia la guerra". In questo clima, resta impresso anche il valore umano dell’impegno. Andrea racconta un momento che sintetizza il senso di quanto accaduto: "Quando un signore ottantenne ci ha ringraziato: ‘Mi emoziona vedere dei ventenni che fanno questa campagna referendaria. Dove ci stanno portando, voi l’avete capito e io pure: la differenza è che io non posso camminare come voi. Fatelo anche per me’”.
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