Non si tratta di ipotesi o timori infondati da parte degli oppositori della riforma Nordio sulla separazione delle carriere dei magistrati. Sono gli stessi esponenti del governo a rivelare, durante la campagna referendaria, quali siano i progetti pronti a essere messi in atto in caso di vittoria del Sì. Un programma ambizioso, racconta il ‘Fatto Quotidiano’, che tocca punti nevralgici del sistema giudiziario italiano e che, secondo le dichiarazioni ufficiali, è già stato definito nei dettagli. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha espresso chiaramente l’intenzione di intervenire sull’obbligatorietà dell’azione penale. Secondo il Guardasigilli, ogni ufficio giudiziario agisce in modo autonomo, stabilendo priorità diverse: alcune Procure si concentrano sui reati contro le donne, altre sui colletti bianchi, altre ancora sull’ambiente. La soluzione proposta? Un criterio univoco, stabilito dalla politica, che indichi a tutte le Procure quali inchieste perseguire per prime. "Bisogna trovare un criterio in modo che tutte le procure abbiano un indirizzo omogeneo sulla priorità delle inchieste da fare", ha affermato Nordio durante un intervento pubblico. Un altro fronte caldo è quello delle intercettazioni informatiche, il cosiddetto trojan, contro il quale Nordio ha dichiarato guerra aperta.
Responsabilità civile dei magistrati
Il tema della responsabilità civile dei magistrati è un altro cavallo di battaglia del centrodestra, emerso con forza in occasione dell’assoluzione di Matteo Salvini nel processo Open Arms. Anche Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, ha insistito sulla necessità di "completare" la riforma, introducendo la responsabilità civile dei magistrati. Ma non solo: Tajani ha lanciato un ulteriore spunto di riflessione, proponendo di "aprire un dibattito se è giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati". Un’idea che trova riscontro nelle parole del senatore Claudio Fazzone, secondo cui "la politica ha sbagliato a lasciare la polizia giudiziaria ai pm". L’obiettivo? Sottrarne il controllo ai magistrati, in contrasto con l’articolo 109 della Costituzione, che stabilisce che "l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria". Nordio non si ferma qui. Nelle ultime settimane di campagna referendaria, ha promesso di intervenire anche sulla custodia cautelare in carcere: "Dopo la vittoria del Sì metteremo mano al Codice di procedura penale, soprattutto sulla custodia cautelare, cosa che mi sta particolarmente a cuore. Vi anticipo che stiamo cercando di riportare il Codice di procedura penale al suo originale spirito accusatorio voluto da Vassalli". Un programma che, insieme alla revisione dell’uso del trojan, alla responsabilità civile dei magistrati, alla gestione della polizia giudiziaria e alla definizione delle priorità delle Procure, disegna un futuro in cui la giustizia italiana potrebbe subire cambiamenti radicali.
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