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L’inchiesta coordinata da Europol ha ricostruito la rete criminale: materiale di abusi su minori e truffe agli stessi utenti

Una delle più ampie operazioni internazionali portate a termine di recente contro il cybercrimine ha colpito il cuore di una rete nascosta nel dark web, portando alla chiusura di oltre 373mila siti. L’operazione, coordinata dalle autorità tedesche con il supporto di Europol e che ha coinvolto ben 23 Paesi, rappresenta uno degli interventi più significativi realizzati negli ultimi anni contro le infrastrutture digitali utilizzate per scopi illegali.
Le prime tracce che hanno dato impulso alle indagini risalgono al 2021, quando gli investigatori hanno iniziato a monitorare una piattaforma del dark web chiamata “Alice with Violence CP”, da cui prende il nome l’intera attività investigativa, denominata “Operazione Alice”. Quello che inizialmente appariva come un singolo punto di accesso si è rivelato, nel tempo, un sistema molto più ampio e strutturato. Al centro della rete ci sarebbe stato un unico operatore, capace di gestire centinaia di migliaia di domini “onion”, cioè indirizzi progettati per garantire anonimato e rendere estremamente difficile l’identificazione sia dei gestori sia degli utenti.
L’altro elemento rilevante sta nel fatto che, oltre ai contenuti illegali, all’interno del sistema criminale cibernetico si nascondeva anche la truffa. Un modello di business che combinava abuso, frode e servizi criminali “su richiesta”. 
Tra il 2020 e il 2025, questa infrastruttura è stata utilizzata per pubblicizzare contenuti di abuso sessuale su minori e servizi di cybercriminalità. I siti promettevano infatti l’accesso a materiale illecito organizzato in “pacchetti”, acquistabili tramite pagamenti in criptovaluta. In realtà, si trattava di una rete costruita su una doppia dinamica: da un lato lo sfruttamento dell’attrazione criminale verso contenuti estremi, dall’altro una vera e propria truffa su larga scala, in cui i clienti pagavano senza ricevere nulla. Nel corso dell’indagine, le autorità hanno identificato circa 440 persone che avevano tentato di acquistare questi contenuti.
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un uomo di 35 anni, localizzato in Cina, ritenuto responsabile della gestione dell’intera infrastruttura. Secondo alcune stime, il 35enne avrebbe guadagnato oltre 345mila euro attraverso circa 10.000 transazioni. Il tutto sarebbe avvenuto attraverso una rete che si appoggiava a centinaia di server distribuiti a livello globale, con una presenza significativa proprio in Europa. Ciò che emerge dall’Operazione Alice, ancora in corso, è il cambiamento strutturale nella criminalità online. Non ci si trova più, come negli anni passati, davanti a siti o gruppi isolati, ma di fronte a vere e proprie infrastrutture distribuite a livello globale, capaci di generare migliaia di punti di accesso e di adattarsi rapidamente per sfuggire ai controlli.

Foto © Imagoeconomica

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