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Ieri la 31esima giornata nazionale di Libera per le vittime innocenti di mafia, oltre 50mila persone giunte da tutta Italia

Siamo tornati qui per camminare insieme, per vivere una memoria viva, quella che vuole scuotere un po' di più le coscienze delle persone. Perché le mafie ci sono, sono in continua trasformazione e dobbiamo esserci ancora di più noi”. A dirlo, il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, aprendo il discorso conclusivo della 31esima Giornata nazionale in memoria delle vittime innocenti delle mafie, che vent'anni dopo è tornata a Torino. Oltre 50mila le persone giunte da tutta Italia per partecipare al corteo. Tra queste anche politici, sindacalisti e personaggi dello spettacolo, che ha attraversato le vie del centro città per poi concludersi in piazza Vittorio Veneto. "E' la giornata della memoria e dell'impegno - ha detto - in ricordo di tutte le vittime innocenti della violenza criminale mafiosa. Non dimentichiamo che l'80% di loro non conosce la verità”.
"Abbiamo fame di verità, la verità è un diritto. La democrazia non può vivere senza”, ha aggiunto. 
Don Ciotti si è soffermato sulle donne che si ribellano alle mafie "che hanno pagato con la vita il coraggio di dire no. Tante sono state uccise perché hanno rotto gli schemi, perché hanno voluto e preteso di essere libere. Alcune devono mascherarsi per non essere trovate, perché loro le cercano".
"Noi chiediamo alla politica - ha aggiunto - che faccia la propria parte, lo chiediamo alle istituzioni, ma anche noi come cittadini, associazioni, movimenti dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità. Una delle malattie più terribili resta la delega. Ma resta anche una sorta di rassegnazione il pensare che in realtà le cose non cambieranno mai. Invece dobbiamo unire di più le nostre forze perché diventino una forza". "Siamo partiti - ha detto Don Ciotti in riferimento al corteo - da piazza Solferino perché nel '75 su quella piazza fu fatto lo sciopero della fame 'Morire di fame ma non di droga'. Una vecchia tenda militare per chiedere una legge, quella che ha creato poi i Sert, i servizi per le tossicodipendenze. Allora non c'era Libera, c'era il Gruppo Abele. E su quella piazza, quei primi genitori che avevano visto perdere i loro figli morti di overdose, si è lottato per chiedere al Parlamento quella legge. Allora noi dobbiamo continuare come cittadini a fare la nostra parte. Collaborare con le istituzione se fanno bene, essere una spina al fianco se non fanno in modo propositivo le cose che devono fare". "Sono sovversivo - ha aggiunto il sacerdote - di me i potenti non si fidano". Il fondatore di Libera ha poi continuato: "Costituzione resti non solo scritta sulla carta, ma resti nella nostra carne". Ed ha poi concluso: "Sì alla rivoluzione gentile".

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