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La Procura della Repubblica di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione - depositata il 3 marzo 2026 - per l’avvocato Ugo Colonna e il giornalista Michele Santoro, accusati rispettivamente di calunnia aggravata e diffamazione nel contesto delle indagini sulle false dichiarazioni di Maurizio Avola, ex collaboratore di giustizia che si autoaccusò della strage di via d’Amelio del 1992 tirando in ballo anche boss mafiosi catanesi. Secondo i magistrati, non ci sono prove sufficienti per sostenere le accuse e hanno chiesto al giudice di archiviare “per infondatezza della notizia di reato”. Colonna, secondo i magistrati, non avrebbe ispirato le false dichiarazioni di Avola, mentre Santoro non può essere ritenuto responsabile di diffamazione per aver pubblicato un libro basato su racconti poi smentiti, ma che al momento della stesura apparivano credibili. Le dichiarazioni di Avola, rese prima ai giornalisti Guido Ruotolo e Michele Santoro e poi alla Procura, furono subito oggetto di riscontri investigativi. Emerse presto che Avola non era credibile: le sue ricostruzioni erano piene di contraddizioni e palesi criticità tanto che “non era in grado di condurre gli inquirenti presso il garage ubicato in via di Villasevallos in cui affermava di aver imbottito la Fiat 126 di tritolo”, si legge nella richiesta di archiviazione. Il GIP di Caltanissetta, con decreto di archiviazione del 29 ottobre 2025, ha chiuso definitivamente la questione delle dichiarazioni di Avola. 

Il ruolo dell’avvocato Ugo Colonna

L’avvocato Ugo Colonna, difensore di Avola, finì sotto indagine per calunnia aggravata: secondo gli inquirenti avrebbe ispirato o favorito le false dichiarazioni del suo assistito. Nella richiesta di archiviazione si legge che nel corso delle attività di indagine è stato svolto, nel luglio 2020, un sopralluogo sui luoghi teatro delle stragi ed in tale contesto emerse  "un atteggiamento di eccessiva partecipazione propositiva da parte del difensore di fiducia dello stesso Ugo Colonna, il quale spesso sollecitava il proprio assistito nella ricostruzione delle varie fasi degli eventi oggetto del sopralluogo"'. Le indagini, inoltre, rivelarono rapporti “inusuali” (come si legge nel documento) tra i due: Colonna aveva fatto da garante per un mutuo contratto dall’ex moglie di Avola, si era interessato a farlo assumere in un’azienda di un suo conoscente dopo la scarcerazione, e aveva pagato l’affitto della sua abitazione. Tuttavia non sono emersi elementi che Colonna avesse suggerito o diretto le dichiarazioni di Avola. Anzi, il legale spiegò che i suoi aiuti economici erano legati alla gestione di alcune proprietà del padre di Avola dopo la morte di quest’ultimo. La Procura, quindi, ha concluso che non ci sono elementi per sostenere l’accusa di calunnia.

Michele Santoro e il libro “Nient’altro che la verità”

Il giornalista Michele Santoro fu indagato per diffamazione a mezzo stampa dopo la pubblicazione del libro "Nient’altro che la verità", basato sulle dichiarazioni di Avola. La querela arrivò da Aldo Ercolano, uno dei boss catanesi accusati da Avola e in seguito archiviati. Santoro, però, secondo la procura, non può essere ritenuto responsabile poiché al momento della pubblicazione (aprile 2021), le dichiarazioni di Avola sarebbero apparse credibili, in quanto provenivano da una fonte già ritenuta attendibile in passato. Solo successivamente, con le indagini della DIA di Caltanissetta, emersero le contraddizioni e la falsità delle sue affermazioni. La Procura ha quindi ritenuto che Santoro non avesse gli elementi per dubitare della veridicità di Avola al momento della stesura del libro. 

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