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Le inchieste che hanno messo in luce come l’ortomercato sia luogo di interessi comuni delle diverse mafie iniziarono trent’anni fa: principalmente Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra; nel 1993 l’operazione Gelo e poi Fortaleza avevano svelato le trame della famiglia di ‘ndrangheta Morabito e in particolare del boss Giuseppe Morabito e del suo socio Leo Talia: l’impresa  Sical Fruit da loro gestita si introduceva all’ortomercato con tir e questi scaricavano sostanze stupefacenti e  anche armi che poi venivano smistate in tutto la Lombardia. Già allora si era sottolineato come vi era all’interno dell’ortomercato un’alleanza fra diverse mafie, nello specifico fra gruppi siciliani e calabresi.

Nel 2007 una nuova operazione denominata For a King svelava le mani delle mafie sull’ortomercato principalmente la cosca di ‘ndrangheta Morabito-Palamara-Bruzzaniti.

Nel 2012/2013 la Commissione antimafia e il prefetto lanciarono l’allarme di un sodalizio fra cosa nostra e ‘ndrangheta jonica e reggina facendo notare che erano attivi anche gruppi legati alla camorra. Un’operazione della Dda di Milano del 2013 svelava i personaggi di Cinzia Mangano (figlia dello stalliere di Arcore, Vittorio), Enrico Di Grusa e Giuseppe Porto: vi era un’alleanza fra clan siciliani e calabresi che mediante cooperative di facchinaggio offrivano alle aziende manodopera clandestina a basso costo, una mafia imprenditoriale.

Nel 2017 l’inchiesta Provvidenza svelò il potere di Antonio Piromalli di Gioia Tauro sull’ortomercato. La Cosca di ‘ndrangheta Piromalli faceva affari oltre che nella Piana anche in Lombardia e negli Stati Uniti. Risulta che formalmente Antonio Piromalli entrava all’ortomercato per ritirare frutta per la parrocchia.


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Nel 2022 un’azienda operante all’interno dell’ortomercato è stata commissariata poiché aveva subappaltato al boss Pietro Paolo Portolesi originario di Platì e considerato della locale di Volpiano (Torino), l’inchiesta aveva rivelato una serie di imprese da lui controllate che agivano con dei prestanomi.

Nel gennaio 2026 vi sono state le prime condanne per l’inchiesta Hydra che è tutt’ora in svolgimento e che sta cercando di fare chiarezza sulle infiltrazioni mafiose all’ortomercato e riscontri sulle parole di un collaboratore di giustizia, William Alfonso Cerbo che ha parlato anche di Lele Mora con cui avrebbe fatto dei presunti affari nel 2019 e che a sua volta sarebbe stato in stretti rapporti con il presidente della Sogemi.

Sui rapporti tra mafia e ortomercato ne abbiamo parlato con Rosario Pantaleo consigliere comunale di Milano per il Partito democratico e presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano e con Michele Riccardi, vicedirettore e ricercatore di Transcrime e docente di Criminalità organizzata, corruzione e terrorismo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

1. Vi è connessione fra l'inchiesta Hydra e l'ortomercato di Milano?
R. Pantaleo: “Direi che dai documenti processuali disponibili non risultano, fortunatamente, corrispondenze fra l'inchiesta e le attività dell'Ortomercato.”

2. Sono presenti mafie all'interno dell'ortomercato?
In passato, come noto, vi è stata la presenza di realtà legate alle organizzazioni criminali. Devo osservare che, da quando il centrosinistra è alla guida del Comune non risultano infiltrazioni di nessuna natura. Né di natura interna che esterna. Ovviamente la situazione è costantemente monitorata dato anche gli investimenti fatti sulla nuova struttura dell’Ortomercato.” 


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3. Avete strumenti per contrastare le mafie, quali?
Lo strumento base è l'analisi dei dati che portano alle indagini e alle inchieste. Sono stati anche sottoscritti dei protocolli, per esempio, fra la Prefettura, il Comune, Università, società di analisi per lo studio dei dati volti a contrastare la presenza mafiosa sul territorio attraverso elementi di “alert” ben definiti ed orientati."

4. Cosa sa dirmi riguardo al caporalato all'ortomercato?
Sono noti degli ingressi abusivi, soprattutto di notte, di soggetti che, probabilmente vanno a fare acquisti pur non avendone titolo. Comunque, è una situazione che, da informazioni da parte Sogemi, è monitorata anche dalle forze dell’ordine. Che ci possa essere del lavoro nero non lo escluderei in quanto è un ambito molto “affollato”. Certamente residuale rispetto ad alcuni anni fa."

5. Riguardo a Sogemi cosa ne pensa? attua misure di sicurezze adeguate?
In passato vi sono stati casi anche molto gravi anche di natura corruttiva che hanno turbato lo svolgimento delle attività all’interno del mercato. Devo osservare che l’attuale Presidente e Amministratore Delegato e il suo staff sono molto attivi, collaborativi e costruttivamente sul rispetto delle norme di sicurezza e legalità. La trasformazione del mercato è quasi finita e, nel corso del tempo, si potrà valutare la bontà del lavoro svolto.”


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1. Quali collegamenti vi sono fra inchiesta Hydra e ortomercato di Milano?
M. Riccardi: “Hydra ha riconosciuto l’esistenza a Milano e in Lombardia di un’alleanza di gruppi collegati alle principali mafie italiane per la gestione in forma ‘consortile’ di alcuni affari. Anche l'ortomercato è finito nelle carte di Hydra e non è una novità, perché da sempre l'ortomercato è preda di interessi mafiosi, ed è stato coinvolto in diverse operazioni in passato. Hydra conferma che le mafie, oggi, ricorrono alla violenza come ultima risorsa, mentre prediligono l’infiltrazione di economia ed imprese.”

2. Perché l'Ortomercato è preda delle mafie?
Per tutte le attività collegate, e in particolare quelle collegate alla produzione agroalimentare, ai trasporti, la logistica, lo stoccaggio delle derrate. Da sempre il settore agro-alimentare è al centro delle attenzioni mafiose, anche perché i principali mercati – basti pensare a quello di Vittoria e a quello di Fondi – sono storicamente vulnerabili all’influenza dei gruppi criminali.”

3. Che opinione ha di Sogemi?
E' una società pubblica che dipende dal Comune di Milano. Recentemente il Comune ha spinto per rafforzare il controllo dei fornitori e delle catene di approvvigionamento delle sue partecipate. Questa è un’area critica su cui serve totale trasparenza e in cui serve implementare dei sistemi tecnologici evoluti per valutare i rischi di infiltrazione. C’è ancora tanta strada da fare.”
  

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