La Procura di Prato ha concluso le indagini su un presunto caso di ricatto a sfondo sessuale che avrebbe coinvolto l’ex capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio comunale pratese, l’avvocato Tommaso Cocci. Al centro dell’inchiesta figura Andrea Poggianti, ex vicepresidente del consiglio comunale di Empoli ed ex esponente dello stesso partito, accusato di diffamazione e diffusione illecita di materiale intimo ai danni dell’ex collega.
L’indagine ruota attorno all’invio di diverse lettere anonime contenenti fotografie private e intime di Cocci, definito un “astro” nascente della politica locale, la cui carriera è stata bruscamente interrotta dalla vicenda. Tra le contestazioni compare anche il tentativo di violenza privata: secondo gli inquirenti, infatti, l’azione avrebbe mirato a compromettere la sua candidatura alle elezioni regionali, circostanza che si è poi effettivamente verificata.
Secondo la ricostruzione della Procura, il presunto piano non si sarebbe limitato a colpire il singolo, ma avrebbe avuto un obiettivo politico più ampio, mirando all’area vicina all’onorevole Chiara La Porta, oggi consigliera regionale. All’origine dell’iniziativa ci sarebbero motivazioni personali, legate a rancori privati, che avrebbero spinto Poggianti ad agire.
Nel provvedimento di chiusura delle indagini si fa riferimento anche ad altri possibili soggetti coinvolti, la cui posizione è stata trattata separatamente. Gli inquirenti ipotizzano che Poggianti non abbia agito da solo, ma in concorso con altri, un sospetto alimentato da elementi contenuti nelle lettere anonime. In particolare, i riferimenti alla loggia massonica Sagittario — di cui Cocci era stato segretario — lasciano supporre che eventuali complici possano provenire da ambienti massonici.
Non compare invece, nell’atto conclusivo, il nome di Claudio Belgiorno, anche lui ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Prato e successivamente uscito dal partito, inizialmente perquisito nell’ambito dell’inchiesta. La sua posizione, secondo quanto emerso, è stata momentaneamente separata — stralciata — per consentire ulteriori accertamenti.
Il filone investigativo sui presunti ricatti si intreccia inoltre con un’altra inchiesta, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, che coinvolge l’ex sindaca di Prato Ilaria Bugetti, dimessasi dopo le accuse, e l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci, ritenuto un suo rilevante sostenitore politico. Entrambi sono indagati per corruzione.
Proprio Matteini Bresci, fondatore del gruppo tessile Colle, rappresenterebbe — secondo quanto emerge dalle ricostruzioni giudiziarie — un possibile punto di collegamento tra i due procedimenti. In passato avrebbe ricoperto il ruolo di gran maestro venerabile della loggia Sagittario, consolidando nel tempo una significativa influenza anche in ambienti massonici. Sarebbe stato lui, inoltre, a proporre Cocci come segretario della loggia, sostenendone la candidatura tra gli affiliati.
Nel tentativo di chiarire la rete di relazioni e interessi che emerge dall’inchiesta, la magistratura ha disposto nei mesi scorsi il sequestro degli elenchi degli iscritti alla Gran Loggia degli Alam, inclusi quelli della loggia Sagittario. Il materiale acquisito è ancora al vaglio degli investigatori, che stanno verificando anche l’eventuale esistenza di associazioni riservate o strutture parallele.
Ricatto a luci rosse e intrecci politici: chiuse le indagini sul caso Cocci a Prato
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