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L’inchiesta della Procura di Milano, avviata dopo l’omicidio di Abderrahim Mansouri avvenuto lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo durante un’operazione antispaccio, si amplia e coinvolge nuovi soggetti, aggravando anche la posizione dell’agente Carmelo Cinturrino.
Nei confronti del poliziotto, già detenuto, viene ora contestata anche “l’aggravante della premeditazione”, elemento che secondo l’accusa indicherebbe la volontà di pianificare l’uccisione di Mansouri. L’evoluzione dell’indagine emerge dalla richiesta di incidente probatorio avanzata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, con l’obiettivo di ascoltare almeno otto testimoni tra pusher e tossicodipendenti e fissare in modo definitivo le loro dichiarazioni.
Proprio dagli atti legati a questa richiesta è emerso anche il coinvolgimento di altri due agenti del commissariato di Mecenate, che si aggiungono agli indagati già noti. Il totale sale così a sette poliziotti sotto inchiesta. Nei confronti di Cinturrino, oltre alla premeditazione, vengono contestati ulteriori reati che vanno dall’estorsione alle percosse, fino allo spaccio di sostanze stupefacenti. Tra le accuse figurano inoltre sequestro di persona, concussione, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina.
Complessivamente, i capi di imputazione sono 43 e riguardano sia l’assistente capo sia gli altri sei agenti coinvolti. Tra i nuovi indagati compaiono una poliziotta accusata di falso per un episodio risalente al 2024, in cui sarebbe coinvolto anche lo stesso Cinturrino, e un altro agente indagato per arresto illegale.
Le testimonianze da raccogliere, almeno otto secondo quanto trapela, provengono da persone già sentite dal pubblico ministero ma considerate difficilmente rintracciabili in futuro, trattandosi in molti casi di stranieri o individui senza fissa dimora. L’incidente probatorio permetterà quindi di ‘cristallizzare’ queste dichiarazioni davanti a un giudice e ai legali degli indagati, oltre a definire il quadro delle accuse provvisorie.

Foto © Imagoeconomica 

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