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L’ex procuratore generale di Palermo avverte sul rischio della Riforma Nordio

"È un appuntamento con la storia". Con queste parole Roberto Scarpinato, senatore ed ex magistrato per quarant’anni in prima linea contro mafia, ha aperto il suo spettacolo “La vera posta in gioco” al Teatro della Gioventù di via Cesarea. Due ore sul palco per spiegare a una platea numerosa le ragioni del No negli ultimi giorni della campagna referendaria. Prima che si spegnessero le luci sono intervenuti anche Luca Pirondini, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, e la sindaca Silvia Salis.
Scarpinato ha spiegato perché, a suo giudizio, il voto rappresenta una scelta cruciale per il futuro del Paese. "È un appuntamento con la storia, perché questo purtroppo non è un Paese normale – spiega Scarpinato –: è il paese delle mafie, quella militare e quella dei colletti bianchi, legate da mille occulti matrimoni di interessi con la politica all’economia. È il paese della corruzione, della mala politica. In un Paese così non possiamo permetterci di fare un salto del vuoto. L’indipendenza della magistratura è stata il principale anticorpo contro l’alleanza tra potere e criminalità. Questa riforma introduce strumenti di condizionamento da parte del potere politico. Questo significa disattivare degli anticorpi che hanno consentito di riuscire a liberarsi da questi mali che l’avrebbero stritolato. Falcone e Borsellino non avrebbero potuto fare quello che hanno fatto con una simile riforma".
Secondo il senatore, la posta in gioco riguarda il modello di democrazia che l’Italia vuole difendere. "In quale Italia vogliamo vivere? In un’Italia in cui il potere criminale, il potere politico, e il potere economico hanno strumenti per condizionare la magistratura nei processi che scottano o in una Italia in cui la magistratura, con tutti i suoi limiti, con tutti i suoi difetti, ha dato un contributo perché questo Paese non diventi sud America e resti Europa".
Alla domanda sul perché votare No, Scarpinato ha parlato di una risposta politica contro la magistratura che ha indagato sui poteri forti. "Perché questa riforma, è un’azione ritorsiva nei confronti di quella magistratura che ha osato processare dei colletti bianchi intoccabili, da Dell’Utri, a Cesare Previti, a Berlusconi. Lo stesso ministro Nordio ha detto che bisogna ristabilire il primato della politica sulla magistratura, il suo braccio destro Giusi Bartolozzi ha dichiarato che dobbiamo sbarazzarci di questa magistratura. Quindi si tratta di capire se noi vogliamo sbarazzarci di una magistratura che è considerata un esempio, oppure se vogliamo tenerci stretta questa Costituzione".
Durante l’incontro è stato affrontato anche il tema della riorganizzazione degli organi di autogoverno della magistratura. "È una legge di natura: se un organo si spezza in due, si indebolisce". Scarpinato ha citato inoltre le dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani: "Il vicepresidente del Consiglio, Tajani, ha annunciato che se vincono, stabiliranno che le indagini le potrà fare solo la polizia e non la magistratura. Perché la forza di polizia dipende gerarchicamente dal governo e quindi il governo potrebbe orientarli indirettamente".
Nel corso della serata è intervenuto anche Pirondini, che ha evidenziato le motivazioni politiche dietro la riforma. Ha sottolineato che “la riforma la vogliono fare per un motivo: far si che la politica possa controllare la magistratura e per questo dobbiamo opporci. Non dimentichiamo che chi vuole portare avanti questa riforma, vergognosa, sono le stesse persone che hanno depositato un disegno di legge per dire che persone come Scarpinato e Cafiero De Raho non possono stare in commissione parlamentare antimafia perché sarebbero in conflitto di interessi”.
Accolta da un lungo applauso, la sindaca Silvia Salis ha espresso la propria contrarietà al progetto di riforma. "Siamo di fronte a una riforma che non migliora il sistema della giustizia per i cittadini, anzi. Siamo di fronte a una riforma che vuole cambiare il sistema di potere che c’è tra politica e magistratura, dicendoci che in fondo è meglio sorteggiarli i magistrati perché sono politicizzati, quindi levando loro credibilità. Ci deve fare paura una politica che vuole mettere le mani su un potere che deve essere indipendente. La destra questo vizietto ce l’ha. Danno fastidio a tutti gli organi di controllo, dalla magistratura ai giornalisti, che devono informare. Un fastidio verso i poteri liberi e per questo vogliamo votare no". 

Foto © Paolo Bassani 

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