Si è avvalso della facoltà di non rispondere l'ex manager del policlinico di Messina, Salvatore Iacolino, convocato per essere interrogato dalla procura di Palermo che lo ha iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa. Accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Giuseppe di Peri e Arnaldo Faro, ha preferito non rispondere alle domande dei pubblici ministeri. Iacolino, nominato alla guida del nosocomio poco più di una settimana fa, è accusato di avere favorito le attività imprenditoriali del mafioso Carmelo Vetro, suo compaesano - entrambi sono originari di Favara - e di averlo introdotto a personaggi di rilievo della amministrazione regionale e della politica come la vicepresidente dell'antimafia regionale Bernadette Grasso, il capo della protezione civile Salvatore Cocina e manager delle Asp siciliane. In cambio l'indagato, che è stato in passato eurodeputato, avrebbe avuto finanziamenti per campagne elettorali e assunzioni di persone a lui vicine. Nella sua abitazione, durante una perquisizione, sono stati trovati i 90.000 euro in contanti. L'indagine nasce da attività investigative sul boss di Favara e ha portato alla scoperta di un sistema di mazzette pagate dal capo mafia al dirigente regionale Giancarlo Teresi. Entrambi sono stati arrestati. Grazie ai suoi rapporti con il funzionario, Vetro avrebbe avuto appalti in commesse pubbliche relative allo smaltimento dei rifiuti, settore di cui si occupava la sua società An.Sa srl., nonostante una condanna a nove anni per associazione mafiosa, passata in giudicato, gli avrebbe dovuto impedire di lavorare con la pubblica amministrazione.
Il trojan nel telefono di Vetro
Dalle intercettazioni effettuate tramite un trojan installato sul telefono di Carmelo Vetro emergerebbero collegamenti con una rete di relazioni all’interno della Regione siciliana, coinvolgendo sia l’assessorato alle Infrastrutture sia quello alla Sanità, come riportato da Repubblica. L’uomo, arrestato martedì dagli agenti della Sisco di Palermo e della Squadra mobile di Trapani in collaborazione con i colleghi della Dia, ha scelto di non rispondere durante l’interrogatorio davanti al gip Filippo Serio. Al centro delle indagini vi sarebbero anche temi legati a politica e massoneria, con un ruolo chiave attribuito al rapporto tra Vetro e Iacolino. Secondo l’accusa, quest’ultimo avrebbe agevolato il mafioso nell’aprire diverse porte, mentre il boss, in cambio, avrebbe garantito appoggio in alcune campagne elettorali, come emerge dalle sue stesse dichiarazioni intercettate. Gli inquirenti starebbero inoltre analizzando i flussi elettorali nella provincia di Agrigento, area in cui la famiglia Vetro ha mantenuto una costante influenza. Le intercettazioni rivelano anche i legami massonici di Carmelo Vetro: attraverso alcuni “fratelli” di loggia, il boss avrebbe ottenuto informazioni su funzionari e dirigenti regionali. Iacolino rappresentava un ulteriore punto di riferimento per Vetro, che trasmetteva poi dati e valutazioni al suo socio nascosto, l’imprenditore di Barcellona Pozzo di Gotto Giovanni Aveni, nei confronti del quale la procura ha ora richiesto l’arresto.
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