Renna interviene dopo il provvedimento del questore che aveva già vietato esequie e cerimonie pubbliche
Con la recente dipartita del boss di Cosa Nostra, Nitto Santapaola, si è aperto un problema che spesso si verifica in casi come questi: il rischio che il suo funerale diventi una sorta di celebrazione pubblica che nulla ha a che fare con la vita criminale del defunto.
Il boss catanese, 87 anni, detenuto dal 1993, è infatti deceduto all’ospedale San Paolo di Milano, dopo anni di reclusione in regime di 41 bis. Fu mandante delle stragi di Capaci e via d’Amelio, responsabile di omicidi come quello del giornalista Pippo Fava, oltre che dell’ispettore Giovanni Lizzo.
Proprio per la sua storia criminale, il questore di Catania aveva già preso una decisione preventiva il 10 marzo: niente funerali pubblici, niente cortei, nessuna manifestazione che possa trasformare le esequie in un momento di visibilità o di omaggio mafioso. Ma all’intervento del questore si è aggiunto anche quello della Chiesa. L’arcivescovo di Catania, Luigi Renna (in foto), ha stabilito che non sarà celebrato alcun rito religioso per la morte del boss. In una nota ufficiale, l’Arcidiocesi ha spiegato che la scelta è stata presa tenendo conto delle valutazioni delle autorità e con l’obiettivo di evitare qualsiasi strumentalizzazione della liturgia cristiana.
In realtà, almeno formalmente, la questione dei funerali sembrava già ridimensionata. Santapaola sarà cremato e, secondo quanto trapelato - ha fatto sapere “La Repubblica” - la famiglia starebbe organizzando solo un momento strettamente privato, senza cerimonie pubbliche.
Anche se il suo avvocato, Carmelo Calì, ha aggiunto un dettaglio non trascurabile: lo stesso Santapaola avrebbe chiesto ai familiari di essere cremato e di non avere alcuna cerimonia funebre, né pubblica né privata. Secondo questa versione dei fatti, quindi, i provvedimenti delle autorità arriverebbero dopo una volontà già espressa dal boss.
Ad ogni modo, la decisione dell’arcivescovo è arrivata anche dopo alcune dichiarazioni di Benedetto Sapienza, parroco della chiesa delle Salette nel quartiere San Cristoforo, dove Santapaola era cresciuto. Il sacerdote aveva ricordato come, nel quartiere, la figura del capomafia continui ancora oggi a essere parte della memoria locale. Non certo in senso positivo, ma comunque come una presenza storica che ha segnato la vita della zona.
Foto © Imagoeconomica
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