Il fondatore di Libera all’evento di Magistratura Democratica: “Non si strumentalizzi la dottrina sociale della Chiesa”
Una difesa netta della Costituzione e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato, insieme all’annuncio della propria scelta di voto. È questo il senso dell’intervento di Luigi Ciotti, intervenuto ieri sera al Nuovo Cinema Aquila di Roma durante un’iniziativa organizzata da Magistratura Democratica per il No al referendum sulla giustizia. Il fondatore di Libera ha parlato davanti a magistrati, cittadini e attivisti, portando una riflessione che ha intrecciato la difesa della Carta costituzionale con la preoccupazione per il clima politico e istituzionale del Paese, fino a dichiarare esplicitamente la sua posizione: “Io voterò No”.
All’inizio del suo intervento Ciotti ha scelto un tono ironico e confidenziale: “Io mi sono scritto degli appunti anche perché l’unica laurea che ho, mi sono laureato in scienze confuse e quindi porto il mio piccolo contributo in segno d’affetto per il vostro lavoro”, dice rivolgendosi a magistrati e avvocati presenti. “C’è veramente una diffusa stanchezza democratica nel nostro Paese. Questa stanchezza democratica la tocchiamo con mano e la vediamo. E mi inquieta molto la volontà di cambiare la Costituzione”. Per il sacerdote torinese, infatti, il tema centrale riguarda proprio la tutela dell’impianto costituzionale: “Non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, e in particolare laddove disegna il delicato equilibrio fra i poteri dello Stato. La Costituzione – voi me lo insegnate – è la spina dorsale della democrazia”.
Richiamando il pensiero del filosofo Norberto Bobbio, Ciotti ha ricordato il valore della separazione dei poteri come garanzia fondamentale per la democrazia: “Bobbio diceva che la forza del potere politico deve essere limitata da un potere autonomo che possa contrastarlo. Questo è il significato della separazione dei poteri. Senza pesi e contrappesi ne uscirebbe fortemente indebolito il potenziale argine non solo all’arbitrio e allo strapotere di chi comanda, ma anche alle tante disuguaglianze della società”. Da qui l’avvertimento sul rischio di derive autoritarie: “Con il rischio di cadere in quelle autocrazie contro le quali tutte le Costituzioni sono nate, per mettere argine a quei percorsi”.
Secondo Ciotti il punto vero non è modificare la Carta, ma applicarla fino in fondo: “Più che riformare la Costituzione sarebbe opportuno impegnarsi ad applicarla e a rispettarla, la nostra Costituzione. Questo diventa fondamentale. La prima parte della Costituzione, quella che racchiude i valori fondamentali, resta la più alta sintesi del linguaggio della democrazia e della responsabilità che essa affida a ciascuno di noi”. Allo stesso tempo il sacerdote ha riconosciuto che i cittadini chiedono cambiamenti concreti nel sistema giudiziario. “I cittadini chiedono una giustizia più efficace, più efficiente, più veloce. Chiedono una giustizia che serva per dotare il sistema giudiziario di maggiori risorse umane, economiche e tecniche, rivolte anche alla prevenzione del crimine. Una riforma ci vuole, ma la riforma vera della giustizia, non dei magistrati”.
Nel suo intervento Ciotti ha espresso il timore che dietro alcune riforme si nasconda un tentativo di indebolire l’autonomia della magistratura. “Mi sembra però oggi che l’obiettivo vero sia liberarsi di una magistratura che non può più essere addomesticata da altri poteri, e lo si persegue smantellando istituti nevralgici come il Consiglio Superiore e lo status del pubblico ministero”. Secondo il sacerdote, nel mirino ci sarebbero proprio quei magistrati che negli anni hanno indagato poteri forti e questioni scomode: “Sotto sotto mi sembra che ci sia la volontà di liberarsi di quei magistrati che si sono occupati di immigrazione o dei pubblici ministeri che hanno indagato uomini delle istituzioni o potenti imprenditori. Magistrati che disturbano”. Un atteggiamento che Ciotti definisce “un intento punitivo del tutto ingiustificato”, ricordando che “al di là dei singoli errori giudiziari, anche drammatici, che ci sono stati, la magistratura nel suo insieme ha sempre agito per il bene comune e per i diritti dei cittadini”. E ha aggiunto: “C’è chi ha pagato con la vita questo impegno. Magistrati che hanno sacrificato la loro vita per la giustizia. Questo non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo”.
Una parte del suo intervento è stata dedicata anche al rapporto tra Chiesa e politica, dopo alcune dichiarazioni che attribuivano alla dottrina sociale della Chiesa un sostegno al sì al referendum. “Quando ho letto che ‘i cattolici voteranno sì perché questa riforma è coerente con la dottrina sociale della Chiesa’, sono saltato sulla sedia”, ha raccontato. “La Chiesa non è e non può essere l’ancella di questo o di quel partito. La dottrina sociale della Chiesa non è un ricettario, non è un manuale di istruzioni che dice ‘vota sì’ o ‘vota no’. Se la riduciamo a questo la svuotiamo della sua forza”. Al contrario, ha spiegato Ciotti, essa rappresenta “una luce, un faro che orienta le coscienze, che pone dei principi: la giustizia, la dignità umana, il bene comune”. La responsabilità della scelta, dunque, resta personale: “Sta a noi interrogarci di fronte a quei principi e chiederci come deve essere una giustizia giusta, non una giustizia formale e lontana, ma una giustizia che si faccia carico delle persone, a partire dai più deboli”.
Il sacerdote ha ricordato anche l’invito alla partecipazione espresso dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal suo presidente, il cardinale Matteo Maria Zuppi, a superare il clima di astensione e disimpegno. E ha citato le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La magistratura non è esente da critiche, ma neppure lo sono gli altri organi dello Stato”. Un richiamo, ha sottolineato Ciotti, che dovrebbe valere per tutti: “Il richiamo a prendere coscienza dei limiti e degli errori che possono essere fatti riguarda tutti noi. Non è che qualcuno li scarica solo sugli altri. Sono parole di saggezza di cui abbiamo bisogno”.
Proprio alla luce di queste considerazioni, e della necessità di difendere l’equilibrio costituzionale e l’autonomia della magistratura, don Ciotti ha concluso il suo intervento con una dichiarazione chiara sulla sua scelta referendaria: “Allora io voterò no”.
