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Ombretta Giacomazzi nel 1974 era la fidanzata di Silvio Ferrari (morto nella notte tra il 18 e il 19 maggio 1974 a causa dell'esplosione di un ordigno mentre viaggiava in Vespa in piazza Mercato): nel corso del processo davanti alla corte d’assise di Brescia ha riferito che il giovane neofascista bresciano disponeva di una mansarda al quarto piano in via Aleardo Aleardi 18, nel cosiddetto ‘fondo cieco’, dove si sarebbero tenuti incontri con altri militanti di estrema destra e con esponenti delle forze dell'ordine, tra cui l'allora capitano dei carabinieri Francesco Delfino.
Secondo quanto emerso dalle indagini e dalle dichiarazioni della stessa Giacomazzi, in quell'appartamento Silvio Ferrari avrebbe scambiato fotografie e documenti con i militari, soprattutto carabinieri, ricevendo in cambio denaro, e lo stesso Delfino sarebbe stato immortalato – stando all'accusa – anche in riunioni eversive nel veronese. Tra i frequentatori abituali figurerebbe inoltre Maurizio Tramonte, ex informatore dei Servizi già condannato in via definitiva nel 2017 per la strage di piazza Loggia in quanto consapevole dell'imminenza dell'attentato senza impedirlo.
Per contrastare queste affermazioni, l'avvocato Stefano Casali – difensore di Roberto Zorzi, ex militante di Ordine Nuovo all'epoca ventenne, e imputato nel processo – ha fatto acquisire al fascicolo processuale una serie di verbali (circa una dozzina, relativi anche a testi deceduti o con problemi di salute) e ha escusso in aula diversi testimoni residenti o attivi in via Aleardi negli anni Settanta. Tutti hanno escluso di aver mai notato la presenza di Silvio Ferrari, di Ombretta Giacomazzi, di presunti militanti di destra o di appartenenti alle forze dell'ordine in quell'alloggio.
Vittorio Rossellini, che all'epoca abitava proprio al civico 18, ha dichiarato di non aver mai avuto notizia del passaggio di forze dell’ordine e di non aver mai visto Silvio Ferrari. Ha aggiunto: “Le spiego anche perché. Con Silvio Ferrari io all'epoca frequentavo, partecipavo con un gruppo dell'estrema sinistra, movimento studentesco, e con i ragazzi di destra c'era molto attrito. Li riconoscevamo sempre, li vedevamo, e a volte ci si scontrava anche fisicamente. Se avessi visto Silvio Ferrari, l'avrei riconosciuto. Non l'ho mai visto in quella zona lì, Silvio Ferrari. Però magari, probabilmente, io la sera quando andavo a casa— le ho detto, abitavo in via Pasubio— alla sera andavo a casa, magari loro venivano la sera”. Alla domanda se avesse notizia di frequentazioni da parte di forze di polizia nel fondo cieco, ha risposto: “No, guardi, soprattutto con riferimento al 1974 il fondo cieco era una zona tranquillissima”.
Simili dichiarazioni sono arrivate da Giovanni Maiorana, Antonio Tomasoni (che ha ricordato come nel monolocale al quarto piano avessero abitato prima un'impiegata di una ditta di spedizioni e poi una sarta, spesso assenti), Giovanni Tempini (architetto) e Guido Lovato (tipografo al civico 21). Quest'ultimo ha sottolineato di conoscere Silvio Ferrari perché era esponente della fazione opposta, cioè dei movimenti di sinistra. 
Lovato ha escluso anche notizie di presenze di neofascisti o di Ombretta Giacomazzi, nonché di forze dell'ordine, incluso Francesco Delfino. Alla domanda del presidente Roberto Spanò se dalla sua postazione di lavoro potesse vedere chi entrava nel fondo cieco, ha risposto negativamente.
Flavio Romagnoli, ex ristoratore con precedenti penali, ha confermato invece un presunto legame tra Delfino e alcuni giovani neofascisti bresciani, sostenendo di aver subito pressioni dal capitano per informazioni su un quadro del Romanino rubato. Ha citato analoghe vicende per Ermanno Buzzi e Ugo Bonati. Un elemento significativo è emerso dalle indagini del generale Massimo Giraudo (ex Ros), secondo cui nel periodo rilevante l'appartamento sarebbe stato sfitto e a disposizione di Silvio Ferrari. Di fronte a tali contrasti, il presidente Roberto Spanò ha disposto un sopralluogo in via Aleardo Aleardi 18, al quale parteciperanno giudici, parti e lo stesso Giraudo per verificare di persona lo stato dei luoghi. La data non è ancora fissata, ma è escluso il 26 marzo (giorno previsto per un altro sopralluogo nel veronese: caserma dei carabinieri di Parona, Palazzo Carli a Verona e l'ex sede Inps in via Montanari, presumibilmente usata dal Sid).
La difesa punta così a dimostrare che le frequentazioni descritte da Giacomazzi non trovano riscontri oggettivi nei ricordi dei residenti, alimentando dubbi sulla ricostruzione accusatoria nei confronti di Zorzi (noto all'epoca con i soprannomi “pirata” e Toni Pasetto, oggi residente a Seattle). 
La prossima udienza: 17 marzo 2026, ore 9:30. 

Foto © Imagoeconomica

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