I deputati e senatori del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Giustizia – Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato – hanno diffuso una nota durissima in cui apprezzano la franchezza della capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi. Secondo i parlamentari pentastellati, lei – al pari del suo superiore Carlo Nordio – ha rivelato le reali intenzioni della riforma: “consumare la vendetta del centrodestra contro la magistratura, che gli eredi di Berlusconi non hanno mai tollerato”.
Nella nota si legge che “Dire ai cittadini che bisogna votare sì per togliersi di mezzo la magistratura, vista come un plotone di esecuzione, da parte di un'esponente di vertice del ministero della Giustizia è un messaggio eversivo”, ma almeno rende esplicito il motivo per cui l’esecutivo Meloni ha promosso questa riforma: “sbarazzarsi della magistratura”. I firmatari definiscono altrettanto grave l’affermazione di un’esponente istituzionale che candidamente dichiara di voler “scappare all’estero” se indagata, in riferimento alla vicenda Almasri che ha segnato un grave danno per le istituzioni. Concludono affermando che il referendum costituzionale rappresenta “una partita decisiva per la nostra democrazia” e che chi sostiene il sì “afferma candidamente di volerne minare le fondamenta”.
Le dichiarazioni incriminate di Giusi Bartolozzi risalgono al 7 marzo e sono state pronunciate durante un dibattito trasmesso dall’emittente siciliana TeleColor. La capo di gabinetto del Guardasigilli ha dichiarato: “Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci - ha detto - Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”.
Quelle parole hanno provocato un’immediata irritazione a Palazzo Chigi, dove sono state accolte con “sorpresa” e “stupore”. La premier Giorgia Meloni avrebbe richiesto una rettifica e, secondo fonti di maggioranza, sarebbe stata molto contrariata dalle uscite della stretta collaboratrice di Nordio. Si parla di una telefonata intercorsa tra il sottosegretario Alfredo Mantovano e il ministro della Giustizia. Quest’ultimo, informato delle frasi mentre era impegnato in un comizio a Verona, si sarebbe irritato e in serata ha espresso di essere “dispiaciuto” perché le parole “sono apparse un attacco ai magistrati: sono certo che si scuserà”.
La polemica è esplosa mentre il leader di Forza Italia Antonio Tajani presiedeva una riunione dello stato maggiore del partito dedicata alla campagna referendaria. Durante l’incontro, senza nominare direttamente Bartolozzi, Tajani ha inviato un chiaro messaggio indiretto: “Stiamo sul merito della riforma, non sugli attacchi ai giudici”. Nel frattempo, i partiti di opposizione hanno rilanciato con forza le frasi della capo di gabinetto sui social. La senatrice di Avs Ilaria Cucchi, presente nello stesso programma televisivo, insieme ai leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, ha chiesto le dimissioni immediate di Giusi Bartolozzi: “dovrebbe immediatamente dimettersi”. In caso contrario, secondo loro, dovrebbe essere il ministro Nordio a rimuoverla “seduta stante”. In serata, con sarcasmo, il presidente del M5s Giuseppe Conte ha commentato l’accaduto sintetizzando: “Meloni ha speso 13 minuti di video per nascondere quello che Giusi Bartolozzi, il Capo di gabinetto del ministro Nordio, padre della riforma, ha ammesso in tv in pochi secondi”. Fino a quel momento il confronto sulla riforma della giustizia ruotava principalmente attorno a un video diffuso in mattinata dalla stessa premier Giorgia Meloni, ma le parole di Bartolozzi hanno di fatto cambiato il centro della giornata di scontro politico.
Foto © Imagoeconomica
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