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Le mafie non sono soltanto organizzazioni criminali che infiltrano dall’esterno il tessuto economico, ma sistemi radicati nel territorio, capaci di esercitare un controllo sociale diffuso. È da questa consapevolezza che deve partire il contrasto alla criminalità nel settore delle costruzioni. È il messaggio lanciato da Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, intervenuto ieri a Crotone all’iniziativa “Legalità e Sicurezza - Protocolli di legalità, prevenzione, lavoro sicuro”. All’incontro hanno partecipato rappresentanti del Governo, delle Prefetture, della magistratura, delle forze investigative antimafia, oltre alle organizzazioni sindacali e alle associazioni datoriali. «Le mafie non penetrano dall’esterno – ha spiegato Pistorio – ma sono sistemi che esercitano un controllo sociale diffuso, capace di incidere stabilmente sul territorio». Una presenza che, nel settore dell’edilizia, si manifesta attraverso il radicamento delle organizzazioni criminali nei meccanismi economici legati ai cantieri. Secondo il segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, nei lavori pubblici e privati questo radicamento si traduce spesso nella capacità di influenzare diversi passaggi della filiera: dall’accesso al lavoro alla scelta delle imprese esecutrici, dalle forniture ai subappalti, fino alla progettazione, al finanziamento delle opere e alla formazione professionale. «È anche per questo – ha osservato – che la mafia investe e opera in settori formalmente legali come quello dell’edilizia». Un sistema che si alimenta anche attraverso il consenso sociale. «Le mafie – ha aggiunto – non cercano soltanto obbedienza, ma consenso. Costruiscono relazioni, generano aspettative di protezione e vantaggio: devono essere riconoscibili ma non visibili». Nel mondo degli appalti questo meccanismo si traduce spesso in una rete di mediazioni informali: chi lavora in cantiere, chi fornisce i materiali, chi mette a disposizione la manodopera e chi ottiene i subappalti. Il tema riguarda anche la struttura economica che ruota attorno ai cantieri. In edilizia, ha ricordato Pistorio, quasi il 94,8% delle forniture proviene da aree prossime al luogo di lavoro e il settore è collegato a circa l’80% degli altri comparti economici. «Questo significa – ha sottolineato – che la vulnerabilità non riguarda soltanto la grande impresa appaltatrice, ma soprattutto l’ecosistema economico locale che si sviluppa intorno all’opera». Per il dirigente sindacale esiste inoltre un rischio più profondo: «In molti contesti si registra un progressivo abbassamento del costo morale della collusione». Un processo che rende la relazione con il potere mafioso meno percepita come eccezione e sempre più come una pratica normalizzata. «La mafia – ha osservato – non prospera solo dove lo Stato è assente, ma anche dove le élite economiche accettano forme di regolazione informale». Un sistema che coinvolge imprenditori, professionisti, politici e clan, quella che Pistorio definisce la “borghesia mafiosa”, capace di costruire veri e propri sistemi di governo paralleli. Da qui la necessità di intervenire su quella che il segretario della Fillea indica come la “zona grigia”. «La mafia contemporanea – ha concluso – è un sistema di relazioni opache che si alimenta della complicità e della normalizzazione. Nei cantieri la risposta deve passare da strumenti concreti: trasparenza nelle forniture, controllo e tracciabilità della manodopera e l’introduzione del badge elettronico di cantiere».

 

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