"Mi sbaglierò. Ma a me pare che questa riforma sia pensata per rendere il potere giudiziario più docile rispetto ai desideri dell'esecutivo. Corriamo il rischio di avere una giustizia che comprime i diritti collettivi, ma non osa toccare i potenti". Lo ha dichiarato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, in un'intervista a La Repubblica.
"Mi rifaccio alle parole di Matteo Zuppi, il presidente della Cei - ha aggiunto -, che ha richiamato i cattolici innanzitutto alla responsabilità del voto, ricordandoci che 'è nostro dovere preservare l'eredità di padri e madri costituenti'". "La Chiesa non ha dato un'indicazione di voto univoca proprio perché rispetta la libertà e la responsabilità delle coscienze dei credenti che, illuminati dalla fede, devono compiere le loro scelte guardando a quei principi", ha proseguito il fondatore di Libera, entrando nel merito della riforma: "Mi inquieta in primo luogo la volontà di cambiare la Carta a colpi di maggioranza, in particolare là dove disegna il delicato equilibrio fra i poteri dello Stato, spina dorsale della democrazia". "Ma c'è qualcosa di più che forse spaventa - ha sottolineato -. L'intenzione di fondo: sottrarre spazi di rappresentanza alla magistratura. Si legge quasi un intento punitivo nei confronti dei giudici, del tutto ingiustificato". "Libera ha organizzato 109 piazze oggi e domani in tutta Italia per ricordare la legge 109 che ha 30 anni. E ci ricordiamo di quando avevamo promosso la raccolta di milioni di firme per avere una legge che restituisse alla collettività beni nelle mani di mafiosi e corrotti. Sono passati 30 anni, dei passi in avanti sono stati fatti. Bisogna farne ancora tanti di questi passi". ha affermato don Luigi Ciotti a margine dell'iniziativa "Diamo linfa al bene" alla Masseria Ferraioli. "In questi giorni, con tanti banchetti per l'Italia - ha aggiunto il fondatore di Libera - raccogliamo delle firme proprio per portare un soffio in più di impegno e chiediamo che il 2% del fondo sulla giustizia dei soldi confiscati ai mafiosi venga usato per mettere i beni confiscati in grado di poter essere agibili e di poter essere utilizzati". "Il 2% - ha concluso don Ciotti - perché in quei milioni di firme che anni fa abbiamo raccolto per avere la legge che poi siamo riusciti ad ottenere, si chiedeva già che un po' di denaro venisse usato per mettere in grado i beni confiscati di essere agibili, di poter essere al servizio della collettività".
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