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Un’attività informatica insolita e concentrata sui computer della magistratura si sarebbe verificata immediatamente dopo la messa in onda dell’inchiesta di Report dedicata al software ECM. A rivelarlo sono documenti in possesso della trasmissione Rai, anticipati da Sigfrido Ranucci durante la presentazione del suo libro Il ritorno della casta: assalto alla giustizia. L’incontro si è svolto insieme al sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo e al giornalista Andrea Vianello.
Secondo quanto spiegato dal conduttore del programma, pochi minuti dopo la diffusione dell’anticipazione dell’inchiesta e in maniera ancora più intensa dopo la puntata andata in onda domenica 25 gennaio, si sarebbe registrata “un’intensa e anomala attività di ECM”, il software installato su circa 40 mila postazioni dell’amministrazione giudiziaria.
Nei file di log – i registri tecnici che tracciano le operazioni effettuate sui computer dei magistrati – compaiono infatti numerosi eventi informatici: modifiche, operazioni e attività del sistema concentrate soprattutto nella mattinata di lunedì 26 gennaio, il giorno successivo alla trasmissione televisiva. “Il sospetto – secondo Ranucci – è che qualcuno abbia voluto cercare di riparare qualcosa che non funzionava bene, quindi avevamo ragione noi a denunciare l’anomalia o peggio ancora, ma questo non lo possiamo dire, abbia voluto cancellare qualcosa di importante, togliere delle tracce di azioni fatte o delle cose non lo sappiamo”.
Questi dati tecnici sollevano nuovi interrogativi. Il ministero della Giustizia, in una nota firmata dal direttore generale De Lisi, e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale hanno sostenuto che il modulo di controllo remoto del sistema non sarebbe “mai stato attivato” e che comunque non potrebbe funzionare senza il “consenso esplicito dell’utente”. Alla luce di tali dichiarazioni, resta da chiarire perché proprio la mattina successiva alla trasmissione si sia registrata un’attività tecnica così intensa sui sistemi informatici. Le domande sollevate da Ranucci sono dirette: “Per conto di chi?” E soprattutto: “Per fare cosa?
Il tema è tornato al centro del dibattito anche dopo le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in Parlamento ha definito “spazzatura” l’inchiesta di Report sui sistemi informatici del dicastero di via Arenula. Ranucci ha precisato che il punto critico non riguarda il software in sé: ECM è infatti un prodotto commerciale diffuso a livello globale. Il problema, secondo il giornalista, riguarda piuttosto la sua “governabilità e configurazione in un ambiente istituzionalmente critico come quello della Giustizia”.
Se i permessi di amministrazione, i cosiddetti diritti “admin”, non sono sottoposti a controlli rigorosi, chi ne dispone può intervenire sui computer senza che l’utente riceva notifiche. In questo modo, spiegano gli specialisti, sarebbe possibile operare sulle postazioni dei magistrati senza che questi se ne accorgano e persino visualizzare in tempo reale ciò che appare sullo schermo.
Nel frattempo, il ministero della Giustizia ha reagito presentando un esposto alla Procura di Roma contro il tecnico informatico whistleblower che ha contribuito a portare alla luce la vulnerabilità del sistema, effettuando accessi dimostrativi sul computer del gip Aldo Tirone. Ranucci ha inoltre annunciato che l’inchiesta tornerà in onda con un nuovo approfondimento alla ripresa della stagione televisiva, a partire dal 12 aprile.

Foto © Paolo Bassani 

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