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L’avvocata Caterina Malavenda, nota per aver difeso numerosi cronisti coinvolti in procedimenti per diffamazione, annuncia l’intenzione di spingere per l’applicazione dello scudo penale – già previsto dal decreto sicurezza per gli agenti – anche ai giornalisti colpiti da azioni legali infondate.
Lo riporta il Fatto Quotidiano che specifica come l’obiettivo sia garantire una tutela analoga a quella riservata alle forze dell’ordine quando esercitano il diritto di cronaca.

Intervenendo a Montecitorio durante un corso di formazione dell’Ordine dei giornalisti dedicato alle SLAPP (le cosiddette Strategic Lawsuit Against Public Participation), Malavenda ha dichiarato: “Alla prima occasione lo farò sicuramente”. Ha poi aggiunto: “Ma sarebbe meglio sensibilizzare le procure perché, quando si imbattono in giornalisti che hanno esercitato il diritto di cronaca, procedano come per il poliziotto che si è difeso”. L’avvocata ha ricordato di essere stata ascoltata due volte dalla Camera con evidente interesse, senza però che ne siano seguiti provvedimenti concreti. Ha quindi espresso un giudizio netto sulla volontà politica di intervenire: “Sono stata audita due volte con grande interesse dalla Camera, ma poi non è cambiato niente. Non credo che la politica sia davvero interessata a intervenire in soccorso dei cronisti contro chi li trascina in tribunale ingiustamente, perché sempre più spesso i politici sono parte in quei processi. È come chiedere ai tacchini di scrivere una legge sulla cena di Natale”.

Malavenda ha illustrato ai presenti – tra cui il presidente della Camera Lorenzo Fontana – come il decreto sicurezza possa offrire una via d’uscita in ambito penale. Ha spiegato che il testo normativo richiama le “cause di giustificazione” che escludono la punibilità di una condotta, tra le quali rientrano non solo la legittima difesa ma anche l’esercizio di un diritto, come quello di cronaca. “Quando un poliziotto spara c’è la presunzione si tratti di legittima difesa, se appare evidente il pm effettua una annotazione preliminare: in questo modo il procedimento va rapidamente verso l’archiviazione. Ugualmente quando il giornalista lavora, si presume lo faccia correttamente, quindi nell’esercizio del diritto di cronaca. Con questa nuova norma i pm dovranno fare una valutazione preliminare, cioè individuare le querele per diffamazione palesemente infondate e indirizzarle verso l’archiviazione, dopo aver iscritto il querelato nell’apposito registro. A me il ragionamento pare lineare”, ha precisato l’avvocata rivolgendosi direttamente al presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli. Secondo Malavenda, quindi, la maggioranza di destra potrebbe aver introdotto involontariamente uno strumento di protezione per i cronisti. 

Fonte: il Fatto Quotidiano 

Foto © Imagoeconomica 

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