Il procuratore di Prato Luca Tescaroli propone di estendere le tutele per i collaboratori di giustizia anche ai lavoratori stranieri sfruttati e agli imprenditori collaborativi, arrivando fino alla concessione della cittadinanza lanciando una proposta per potenziare il contrasto allo sfruttamento lavorativo, fenomeno che definisce una vera emergenza nel distretto tessile pratese, il più esteso in Europa nel comparto manifatturiero.
A margine dell'iniziativa "Tutelare il lavoro, contrastare lo sfruttamento", organizzata oggi a Firenze e alla quale hanno preso parte anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, Tescaroli ha sottolineato l'urgenza di un impegno condiviso per eradicare "questa piaga endemica che crea forme moderne di schiavitù intollerabili e inaccettabili, non compatibili con la dignità delle persone”: “il nostro lavoro" contro lo sfruttamento lavorativo "può sicuramente essere supportato in maniera efficace: penso, ad esempio, all'opportunità che si estenda anche ai lavoratori stranieri che collaborano con la giustizia, e anche agli imprenditori che assumono un atteggiamento di collaborazione, la normativa già prevista per i testimoni e per i collaboratori di giustizia".
Il magistrato ha evidenziato come il contrasto a tali pratiche sia "assolutamente fondamentale in un Paese democratico", ancor di più in un contesto industriale come quello di Prato. Ha ricordato che "i numeri relativi a casi di sfruttamento lavorativo sono elevatissimi" e che "conseguentemente l'impegno delle istituzioni deve essere correlato all'ampiezza della sfida che siamo chiamati ad affrontare".
Un aspetto positivo emerso è l'aumento delle denunce: da quando, nel febbraio 2025, è stato lanciato l'appello a collaborare con la giustizia, "sono stati 190 i lavoratori che hanno assunto un atteggiamento di collaborazione", tra cui anche alcuni imprenditori cinesi. Tescaroli ha definito questa tendenza incoraggiante, pur riconoscendo che quantificare con precisione il fenomeno resta "estremamente difficile perché è un mondo sommerso".
Per rafforzare ulteriormente l'azione investigativa e incentivare le vittime a denunciare, il procuratore ha auspicato l'estensione della normativa prevista per i testimoni e i collaboratori di giustizia anche ai "lavoratori stranieri che collaborano con la giustizia, e anche agli imprenditori che assumono un atteggiamento di collaborazione". In particolare, ha suggerito: "Si potrebbe attribuire loro ad esempio la cittadinanza - ha proseguito -, posto che chi collabora in maniera leale e efficace dà un contributo importante e significativo alla vita della nazione".
Tescaroli ha inoltre indicato altre misure concrete, come l'ampliamento del gruppo di lavoro investigativo già esistente, composto da personale dell'Asl, per incrementare le risorse dedicate alle indagini e "estendere sempre più" i controlli. Ha espresso apprezzamento per la "notevole sensibilità istituzionale" riscontrata, in particolare da parte del presidente della Regione. Il procuratore ha infine commentato brevemente la situazione nel carcere pratese della Dogaia, teatro di una rivolta il 28 febbraio scorso, definendola "estremamente difficile".
Foto © Jamil El Sadi
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