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Luca Palamara ha presentato al tribunale di Perugia una richiesta di revoca della sentenza di patteggiamento a 4 mesi, emessa nel settembre 2023, per il reato di traffico di influenze illecite. Lo riporta il Fatto Quotidiano specificnado che la pronuncia dei giudici potrebbe arrivare già nell’udienza fissata per oggi. La possibilità di avanzare tale istanza deriva direttamente dalla riforma del ministro Carlo Nordio, che ha eliminato il reato di abuso d’ufficio e ha modificato in modo sostanziale la fattispecie del traffico di influenze. Grazie a queste novità normative, l’ex magistrato – oggi radiato dalla magistratura dopo essere stato presidente dell’Anm – potrebbe beneficiare dell’abolitio criminis, con la conseguente estinzione degli effetti penali della sentenza patteggiata, qualora i giudici accolgano la domanda. Poiché l’intera vicenda giudiziaria che ha coinvolto Palamara si è conclusa con due distinti patteggiamenti, entrambi incentrati sul reato di traffico di influenze, la riforma potrebbe paradossalmente spalancargli la strada verso una piena declaratoria di non punibilità. L’ex togato, che da componente del Csm e leader di Unicost aveva gestito per anni le dinamiche delle nomine giudiziarie ma la riforma approvata dalla maggioranza di cui Nordio fa parte ha prodotto un esito concreto a vantaggio di Palamara: l’abrogazione dell’abuso d’ufficio e lo svuotamento del traffico di influenze consentono oggi all’ex presidente dell’Anm di chiedere l’annullamento degli effetti della condanna patteggiata. 

Va ricordato che, come hanno dichiarato i suoi difensori Benedetto Buratti e Roberto Rampioni in occasione del patteggiamento, Palamara non ha mai ammesso alcuna responsabilità penale. L’inchiesta originaria era partita da un’accusa ben più grave di corruzione – secondo i pm l’ex magistrato avrebbe incassato 40mila euro per favorire la nomina di Giancarlo Longo a procuratore di Gela – ma tale imputazione è decaduta prima della definizione del procedimento. Nel patteggiamento oggetto della richiesta odierna, i pm perugini avevano riqualificato il fatto da corruzione per l’esercizio della funzione e in atti giudiziari a traffico di influenze illecite. A Palamara veniva contestato di aver messo a disposizione “le sue funzioni e i suoi poteri”. In cambio avrebbe ricevuto dal primo imprenditore, Federico Aureli, l’uso gratuito di due scooter per diversi mesi all’anno e la partecipazione occulta alla gestione di uno stabilimento balneare di Olbia. Dal secondo, Leopoldo Manfredi Ceglia, avrebbe ottenuto soggiorni gratuiti in hotel a Capri e a Roma.

Fonte: il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica 

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