Santanchè e molto altro: tutte le vicissitudini del governo ne "Il ritorno della Casta. Assalto alla giustizia"
Torna su un terreno che conosce molto bene Sigfrido Ranucci, volto noto di Report. Con il suo ultimo libro - in uscita domani - affronta, tra le altre cose, il tormentato rapporto tra politica e magistratura. “Il ritorno della Casta. Assalto alla giustizia” è il titolo del volume edito da Bompiani, con cui il giornalista d’inchiesta, tra i più apprezzati dal grande pubblico, costruisce un racconto che parte dai casi più recenti che hanno coinvolto esponenti dell’attuale governo, per poi allargarsi alle circostanze che hanno creato ulteriori grattacapi all’esecutivo.
Tra questi, uno dei più emblematici è il caso Almasri. Il generale libico, accusato di crimini contro l’umanità e ricercato dalla Corte penale internazionale, viene arrestato in Italia il 19 gennaio 2025. L’arresto, però, non viene convalidato per vizi procedurali e il Viminale dispone il rimpatrio immediato con un volo di Stato. Un anno dopo, l’Italia si ritrova deferita all’Assemblea degli Stati parte della Corte penale internazionale per la mancata consegna di Njeem Osama Almasri, nonostante un mandato pendente.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, difende la gestione della vicenda, sostenendo che non si sia trattato di una scelta politica ma dell’effetto di una decisione tecnica della Corte d’appello di Roma. Il rimpatrio - spiega la premier - sarebbe stato dettato da ragioni di sicurezza nazionale e dalla necessità di evitare destabilizzazioni nei rapporti con la Libia. Eppure, nel gennaio 2025, la presidente del Consiglio viene iscritta nel registro degli indagati con l’ipotesi di favoreggiamento e peculato in relazione al rimpatrio. L’indagine coinvolge anche altri membri dell’esecutivo, tra cui i ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, oltre al sottosegretario Alfredo Mantovano. La tensione istituzionale si alza quando Meloni attacca duramente la magistratura, definendo l’iscrizione un attacco politico al governo e dichiarando di non essere “ricattabile”. 
Sigfrido Ranucci © Paolo Bassani
Nordio, da parte sua, contesta la validità del mandato della Corte penale internazionale, definendolo “eccentrico”, mentre Piantedosi ribadisce la necessità del rimpatrio per motivi di sicurezza. Poco dopo, la Germania arresta e consegna alla Corte il presunto braccio destro di Almasri, con ulteriore imbarazzo per l’Italia.
Il caso si inserisce in un corollario di vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti della maggioranza: dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè, indagata per bancarotta e a processo per falso in bilancio, al sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio, fino ad Augusta Montaruli, condannata in via definitiva per peculato nell’inchiesta sulle “spese pazze” in Piemonte e rimasta in Parlamento grazie alla soglia prevista dalla legge Severino, voluta dal governo Monti con l’allora ministro della Giustizia Paola Severino. La norma stabilisce che la decadenza automatica da deputato o senatore scatti in caso di condanna definitiva per determinati reati - tra cui il peculato - quando la pena inflitta supera i due anni di reclusione. Montaruli è stata condannata in via definitiva a un anno e sei mesi.
Nel libro non mancano riferimenti storici che tracciano una linea dallo scandalo della P2 agli anni successivi a Tangentopoli. Ranucci richiama il monito di Francesco Saverio Borrelli, con cui l’ex capo del pool di Mani Pulite invitava la magistratura a difendere la propria autonomia, fino ad arrivare alla riforma della giustizia promossa da Carlo Nordio. Un passaggio che tocca anche il meccanismo del sorteggio per la composizione del Csm, che secondo il giornalista non rappresenterebbe una soluzione agli errori giudiziari, ma rischierebbe di produrre nuove distorsioni.
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