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Avrebbero evaso al fisco oltre 27 milioni di euro nell’arco di almeno tre anni, utilizzando un sistema strutturato di fatture per operazioni inesistenti e trasferendo poi i proventi in Cina attraverso complessi meccanismi finanziari. È questo il quadro emerso dall’ultima operazione contro l’economia sommersa del distretto tessile pratese, che ha portato a sequestri preventivi finalizzati alla confisca nei confronti di tre imprenditori cinesi e di quattro società.
I provvedimenti, eseguiti dalla Guardia di finanza su disposizione del gip, hanno riguardato due immobili residenziali, quattro autovetture, conti correnti, quote societarie e denaro contante. Le operazioni si sono svolte tra le province di Prato, Pistoia e Milano. In totale sono undici le persone indagate con l’accusa di associazione a delinquere e, a vario titolo, di falso e frode fiscale.
Secondo la ricostruzione della procura guidata da Luca Tescaroli, il sistema avrebbe funzionato attraverso un canale parallelo di movimentazione dei capitali tra la provincia pratese e la Cina. Le somme, generate tramite bonifici bancari, sistemi di home banking e “fatture in cloud”, sarebbero poi confluite su conti correnti aperti presso istituti di credito asiatici.
Il meccanismo si sarebbe basato in larga parte sull’utilizzo di fatture fittizie emesse da società cosiddette “apri e chiudi”: imprese costituite per operare solo per un periodo limitato, il tempo necessario ad accumulare debiti fiscali poi intestati a prestanome nullatenenti — anch’essi di origine cinese — e sottrarsi così alle pretese dell’erario. Le aziende coinvolte avrebbero inoltre emesso documentazione per operazioni completamente inesistenti, senza reali scambi commerciali, allo scopo di giustificare movimenti di denaro nero sui conti correnti.
La cifra effettivamente sottratta al fisco ammonterebbe a circa sei milioni di euro. Nel decreto di sequestro il giudice per le indagini preliminari parla di “un articolato sistema criminoso costituito da una vastissima rete di società e imprese individuali fantasma”.
Nel corso delle indagini, procura e Guardia di finanza avrebbero individuato un’organizzazione ramificata, operativa sia in Italia sia all’estero, specializzata nel trasferimento in Cina dei capitali provenienti dall’evasione fiscale. Proprio su questa rete internazionale si concentrano ora ulteriori approfondimenti investigativi. 

Foto © Imagoeconomica 

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