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La Corte d'Assise di Brescia ha deciso di compiere ulteriori verifiche nel procedimento penale che vede alla sbarra Roberto Zorzi, veronese residente da anni negli Stati Uniti, accusato di aver partecipato come esecutore alla strage avvenuta in piazza della Loggia il 28 maggio 1974.
Il collegio giudicante ha affidato a tre tecnici del Ris – il generale in congedo Gianpietro Lago, Francesco Zampa e Saverio Paolino – il compito di esaminare in modo approfondito le fotografie scattate nella piazza prima e dopo l'esplosione, mettendole a confronto con immagini d'epoca relative all'imputato e ad altri esponenti dell'ambiente neofascista emersi dalle testimonianze. Lo scopo dichiarato è valutare se sia possibile riconoscere qualcuno di questi soggetti tra le persone presenti sul luogo quella mattina. Il presidente della Corte ha tenuto a sottolineare che l'indagine peritale non mira a raccogliere nuovi indizi a carico, bensì a controllare l'attendibilità dei racconti resi dai testimoni, raccomandando la massima discrezione.
I periti dovranno convertire le immagini in formato idoneo, ottimizzarle per maggiore chiarezza, estrarre i volti dei presenti compatibili temporalmente con l'esplosione, privilegiando riferimenti cronologicamente e anagraficamente coerenti per l'analisi comparata morfologica. I soggetti da esaminare comprendono Claudio Marchetti, Paolo Bizzarri e Fabrizio Sterbeni (giovani di Ordine Nuovo), il colonnello dell'esercito Aldo Micchittu, Ermanno Buzzi (indicato come possibile trasportatore dell'ordigno la sera precedente), Francesco Veronese (citato come eventuale partecipante), l'imputato Roberto Zorzi (nato a Merano ma cresciuto a Verona, all'epoca ventenne, militante di Ordine Nuovo) e, su richiesta della difesa, Giovanni Melioli (menzionato in precedenti sentenze come possibile trasportatore dell'ordigno da Venezia a Verona).

Contemporaneamente, il 26 marzo i magistrati, insieme ai giudici popolari, effettueranno un'ispezione diretta in alcuni siti di Verona considerati rilevanti per la ricostruzione dei fatti. Le tappe previste includono la caserma dei carabinieri di Parona, palazzo Carli (che negli anni Settanta fungeva da sede del Comando delle Forze terrestri alleate del Sud Europa – Ftase) e un immobile di via Montanari che all'epoca ospitava uffici del Sid.
Questi luoghi erano stati indicati dalla testimone chiave della Procura, Ombretta Giacomazzi, come scenari di presunti incontri segreti a cui avrebbe assistito da giovane. La Corte intende ora appurare la fattibilità logistica e le caratteristiche dimensionali di quegli spazi, confrontandoli con le descrizioni fornite dalla teste. L'iniziativa era stata anticipata già da alcuni mesi. Ora la Corte d'assise, presieduta da Roberto Spanò, l'ha resa operativa: il 26 marzo i giudici si sposteranno da Brescia a Verona per verificare di persona i posti descritti dalla superteste Giacomazzi come sedi di riunioni eversive che avrebbero coinvolto militari, giovani militanti di estrema destra e figure legate ai Servizi segreti e alla Nato (il cosiddetto “terzo livello” atlantista secondo gli inquirenti).

Il primo sopralluogo riguarderà la caserma di Parona, nel veronese, dove – secondo quanto dichiarato dalla testimone – si sarebbe recata “più volte con Silvio Ferrari” (il militante bresciano morto il 18 maggio 1974 nell'esplosione della sua Vespa in piazza Mercato a Brescia) oppure “in auto con Sandrini”, ossia Vittore, collaboratore stretto del comandante Francesco Delfino, che in diverse occasioni l'avrebbe “minacciata”, persino in carcere, per indurla al silenzio e orientare le sue dichiarazioni. Successivamente i giudici si dirigeranno verso il centro di Verona, a palazzo Carli, ex sede Ftase: lì la teste afferma di aver incontrato anche Marco Toffaloni, all'epoca sedicenne, veronese, già condannato a 30 anni dal Tribunale dei minorenni per le stesse imputazioni contestate a Zorzi. A breve distanza, circa dieci minuti a piedi, si trova l'edificio di via Mantovani (all'epoca sede anche di uffici Inps e del Sid), dove – sempre secondo la superteste – avrebbe riconosciuto in aula, attraverso fotografie, sette appartenenti ai Servizi segreti. L'ispezione servirà a controllare lo stato attuale e la conformazione dei luoghi rispetto alle descrizioni verbalizzate, tenendo conto delle eventuali trasformazioni intervenute nel corso degli anni, al fine di valutare l'attendibilità della testimone (contestata dalla difesa per incongruenze nei ricordi e nei particolari). 

Foto © Imagoeconomica 

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