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I giornalisti di Radio Radicale hanno lanciato un drammatico appello, denunciando che l'emittente storica potrebbe cessare le trasmissioni nel giro di poche settimane a causa di una decisione governativa che ha ridotto drasticamente il finanziamento per il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari. In un documento approvato durante l’assemblea di redazione tenutasi il 23 febbraio 2026, si legge testualmente: "La sconcertante, inaspettata e immotivata decisione del Governo di dimezzare da 8 a 4 milioni di euro il corrispettivo economico per il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari espletato da Radio Radicale pone una grave ipoteca sulla sua esistenza. Radio Radicale, la radio di Marco Pannella e del Partito Radicale, la radio di Massimo Bordin, la voce delle istituzioni e della politica in Italia e in Europa, potrebbe chiudere tra poche settimane".  

Il testo approvato prosegue sottolineando l’urgenza di interventi concreti: "Servono fatti concreti e in tempi rapidi: in caso contrario non c’è alternativa alla chiusura". L’assemblea ha inoltre evidenziato la necessità di garantire non solo la continuità dell’attività, ma anche un quadro normativo stabile per il ruolo svolto dall’emittente da cinquant’anni. Le lavoratrici e i lavoratori di Radio Radicale hanno espresso gratitudine verso politici, colleghi, cittadini e associazioni che in queste ore hanno espresso solidarietà, precisando però che tali manifestazioni di supporto, pur significative, non sono sufficienti a risolvere la crisi. Per questo motivo, rivolgono un appello accorato a forze politiche, sindacati, mondo associativo, accademico, culturale e dello spettacolo, oltre che agli ascoltatori, affinché si mobilitino per difendere il servizio pubblico offerto dalla radio. Il documento si conclude con un monito drammatico: "Non lasciate che questa voce unica dell'informazione libera in Italia sia spenta nell'indifferenza e nel silenzio. I giorni di Radio Radicale sono contati. Non c’è più tempo: la vita di RR dipende da ciascuno di voi e di noi".

Il contributo stanziato per il 2026 attraverso il decreto Milleproroghe risulta insufficiente a assicurare la sopravvivenza dell’emittente. Il Comitato di redazione, insieme a Snater e Cgil di Radio Radicale, in una nota diffusa il 20 febbraio 2026, ha commentato l’esito dell’esame del decreto alla Camera: "L'esame del decreto Milleproroghe alla Camera si è concluso e la convenzione con Radio Radicale per il servizio di trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari è stata prorogata, ma con un inatteso e immotivato dimezzamento del corrispettivo originario. L'emendamento approvato prevede la possibilità di stipulare accordi anche con Camera e Senato e siamo fiduciosi che si proceda senza indugi in questo senso". 

Le rappresentanze sindacali hanno però aggiunto: "il corrispettivo ad oggi riconosciuto, in assenza di ulteriori accordi o interventi, porterà inevitabilmente, e in tempi brevi, alla chiusura della nostra emittente. Ci rivolgiamo quindi alla politica tutta - governo, maggioranza, opposizioni, presidenze di Camera e Senato - perché ci permetta di continuare a garantire il servizio pubblico che svolgiamo, con apprezzamento bipartisan, da 50 anni. Noi andremo avanti finché riusciremo, ma il tempo è un fattore fondamentale. Già a partire da questo mese le lavoratrici e i lavoratori di Radio Radicale non riceveranno lo stipendio". Un appello analogo era stato rivolto la sera precedente da Federazione nazionale della Stampa italiana e Associazione Stampa Romana. La segretaria generale Fnsi Alessandra Costante e il segretario Stefano Ferrante avevano dichiarato: "Pur registrando la reintroduzione del finanziamento per Radio Radicale, non possiamo fare a meno di sottolineare come di fatto il suo dimezzamento metta a rischio la sopravvivenza stessa dell'emittente". Hanno poi aggiunto: "Radio Radicale svolge una funzione unica nel panorama editoriale italiano, trasmettendo in diretta sedute parlamentari e delle Commissioni. Opera che non ha prezzo per la democrazia. Proprio per l'importanza di Radio Radicale nella formazione dell'opinione pubblica, ci auguriamo che il governo possa trovare ancora le risorse necessarie per evitare la crisi irreversibile della radio". 

Sul tema è intervenuto anche il leader del M5s Giuseppe Conte, durante una visita a Stazzo, frazione di Acireale, nel Catanese: "Radio Radicale ha fatto un gran lavoro sempre di grande testimonianza, interesse pubblico. Io stesso me ne sono occupato quando ero presidente del Consiglio. Il Movimento 5 stelle non era e non è favorevole a un sostegno pubblico, però io stesso sono intervenuto perché Radio Radicale è un servizio di pubblico utilità".

Foto © Imagoeconomica 

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